Versailles Pointers 2015 - Punk, Noise, New-Wave

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Coerenza e autorevolezza in un album duro e tenebroso come una notte d’inverno

New wave e noise/hardcore hanno in comune una stessa idea di musica, che si fonda sull’essenzialità degli arrangiamenti invece che su certi barocchismi di maniera da pop contemporaneo. Ed è così che devono aver pensato Damiano e Manu, ovvero i Versailles, duo noise/new wave giunto ormai al quinto album. E in questo disco, intitolato “Pointers” come la razza canina di origine britannica che prende il nome dalla sua abilità di “puntare” la preda, i Versailles esprimono al massimo grado questa loro attitudine scarna, nerboruta ed essenziale. Già i titoli delle canzoni, semplicemente presentati come “1., 2., 3. etc.” la dicono lunga sul non voler aggiungere nulla che non sia assolutamente essenziale al loro concetto di fare musica.
Prendiamo la penultima traccia, “7.”, esplicativa dei concetti che muovono l’intero album. Una cavalcata new wave in cui una voce cavernosa si inserisce perfettamente una batteria picchiata con tutta la foga noise che uno potrebbe metterci nell’ultimo concerto della sua vita. E questa sensazione di “cavalcata infernale” permea l’intero “Pointers” con episodi ora più accentuati, ad esempio “3” e altri meno, come “6.”. Questo è perciò un album sicuramente suonato con cura e dovizia, che lascia l’ascoltatore quasi inerme di fronte ad una totale assenza di orpelli e di sovrapproduzione. Anche le parole sembrano quasi "poca cosa", tanto è vero che si intuiscono appena nel magma sonoro espresso dai due.
Non si può aggiungere nulla, non c’è più spazio nel convoglio che Damiano e Manu fanno partire in “8”, il pezzo finale che inizia quasi come un desert-rock e poi si evolve e si gonfia, sino a sfiorare l’empireo cielo del dream-pop.
Si comprende bene quindi come in quest’album il power-duo di Pesaro abbia scaricato tutta la sua “rabbia creativa” per far scaturire un’opera sonica che non lascia indifferenti. Ci sono molti riferimenti, mai banale citazionismo ma reale e concreta influenza creativa, in questo disco, con echi e rimandi dei Cramps, Joy Division e Killing Joke soprattutto.
Eppure, nonostante gli evidenti debiti verso il passato, in “Pointers” si costruisce, mattoncino dopo mattoncino, grazie alla coerenza e all’autorevolezza di assoluti professionisti in fatto di musica, un proprio, personalissimo, presente creativo. La luce è spenta ma i rumori si sentono ancora tutti: mai la notte è stata tanto new-wave e noise come questa volta.

 

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La recensione Pointers di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-01-04 09:45:00

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