29/03/2016

A volte è necessario rallentare: prendere un respiro profondissimo e aspettare che le nuvole assumano la forma che desideriamo, sedersi sul lato della vita meno scomodo e guardare gli orizzonti moltiplicarsi fino a coincidere col momento esatto in cui ripartire. E intanto tutt’intorno è pop raffinato e onirico, è sussurro elettronico di synth e piccoli, morbidi effetti che colorano lo spazio e i pensieri, in costante, lento miglioramento. Distenditi e ascolta “The Edge”, il futuro è lontanissimo eppure tutto sembra così chiaro, “Dunes” ti porta fuori la sera a ballare dove le onde di un mare dalle sfumature anni ottanta si infrangono in milioni di bollicine sintetiche, “Hope” è la strada notturna che dopo infiniti errori conduce alla bellezza.

Stefania Salvato, ex Talk To Me, parte per il Lussemburgo dove incontra Edwin Aldin, e insieme fanno fiorire questo album dai suoni eterei come il peso di una lieve solitudine, dalla malinconia vibrante, ricamato di eleganza e luci soffuse, quasi che la tristezza possa rappresentarsi come una delicata perla che scivola sulla pelle, senza graffiare, lentamente. Perché spesso è indispensabile rallentare: fermarsi nell’angolo in cui gli occhi si piegano al sole, e sognare ancora un po’.

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La recensione Charlotte Bridge - Recensione - Edwin Aldin & Charlotte Bridge - Fears, Hopes and Maps di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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