The Bad Juju Rock'n'Roll Soup 2015 - Rock'n'roll, Rock, Punk

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L'ancora acerbo lavoro d'esordio del combo di rock'n'rollers cremonese, tra hard rock ed influenze punk

Mai abrasivo, mai arrogante, mai davvero cattivo come vorrebbero far credere l’artwork di copertina ed i titoli dei pezzi: parto dalle conclusioni non con intento denigratorio, ma solo per facilitare la descrizione dell’esordio discografico di questa giovane band cremonese.
Già il titolo “Rock’Roll Soup” non è esaltante, anzi perdonatemi se mi focalizzo brevemente su questo punto: l’estetica nel rock’n’roll è importante, l’immaginario di riferimento di una band la deve caratterizzare ed esserne il primo fattore di fascino sul pubblico, formato –si spera- da teenager (ed eterni teenager). Bisogna dirlo, una zuppa non attira nessuno come farebbero una pizza, una Coca Cola, un hot dog, un whiskey, una banana o un hamburger. Una zuppa denota pesantezza, lentezza nel prepararla e nel consumarla; la pizza, la Coca Cola, l’hot dog eccetera sono, a pieno titolo, arte pop, emblemi di velocità e vita vissuta in strada senza un secondo da buttar via.


Concentrandoci sul contenuto vero e proprio del lavoro, i Bad Juju ci presentano nove brani di rock duro di matrice americana, con una solida base nell’hard rock di derivazione blues su cui si innestano influenze che spaziano dal punk à la Social Distortion (“Damasco Way” e “Mai Tai” su tutte) al rockabilly, dal proto-punk degli MC5 fino ad accenni funky quasi Red Hot Chili Peppers (“Back In Space”) e, addirittura, reggae (“Bad Juju”). Una zuppa, per l’appunto.
Quello che caratterizza i brani è una rabbia di fondo espressa dal cantato quasi ringhiante, dalla chitarra pompatissima, dai massicci cori dal sapore street, il tutto sorretto da una solidissima sezione ritmica che picchia duro ed impasta il giusto groove. La compattezza del sound c’è, l’attitudine si intravede, la fame di questi ragazzi si sente, ma tutto questo da solo non può bastare se le idee sono poco chiare, se non c’è un minimo spunto di originalità, nessun brano che spicchi sugli altri, se manca la faccia tosta e la prepotenza che serve per buttare giù il muro e farsi valere all’interno del densissimo panorama underground italiano del genere.
Poco male, attendiamo impazienti la pubblicazione del loro secondo lavoro, fiduciosi nel fatto che, facendosi il culo in sala prove, nei pub e nei piccoli club di periferia, questo combo di rock’n’rollers possa presto schiudere il proprio potenziale e dire finalmente la propria.

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La recensione Rock'n'Roll Soup di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-03-01 09:55:00

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