Oblomov Sound of the soul 2016 - Indie, Alternativo, Electro

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L'eclettica sintesi di diversi flussi creativi raccolta in un ep dalle sembianze synth post rock atmosferico.

L’eclettico album del duo italo-russo Oblomov, “Sound of the soul”, nasce dalla collaborazione dei producer e musicisti Ilja Iljc Oblomov e Zachar Trofimov col pittore calabrese Adriano Fida, e dal chiaro tentativo di trasformare in un suono dalle sembianze synth post rock atmosferico, le sue particolari e originali percezioni visive.
Per seguire la linea guida del pittore, i suoni rimangono criptici e ondeggianti come le sue tele ad olio, nonostante molte di esse sembrino quasi uscire dalla finzione del dipinto, pur tuttavia senza perdere la propria astrattezza. Nella melodia dai tratti spesso labirintici, frequentemente si fanno notare le pennate di chitarra acustica sovrapposte a una base onirica e gli arpeggi di chitarra elettrica, che rimandano a suoni radioheadiani, sembrando quasi sabbia tra le mani per l’intrinseca inafferrabilità che lasciano trasparire. Altrettanto spesso, pianoforti accennati in sottofondo riescono a creare un clima disteso. La poesia di Ungaretti, “Sono una creatura”, campionata in chiusura d’album sgretola delicatamente la bolla a qualche piede da terra in cui siamo allo stesso tempo intrappolati e cullati, e ci riporta nella nostra normalità con la sua desolazione.

Provare ad immaginare l’esposizione di Adriano Fida è quasi una reazione spontanea, potrebbe benissimo essere una vasta stanza quadrata, con un soffitto in vetro molto alto da cui si vede un cielo all’imbrunire, che suona come un corpo vuoto pieno di echi e riverberi, tra zone di comfort luminose al centro della sala ed altre zone in totale balia della propria pressante angoscia.
Da rivedere e alleggerire le parti corali in sottofondo in alcuni tratti dell’album, poco adatte in quanto troppo sul genere sovietico, in netto contrasto rispetto al suono molto ricercato ed attuale, alla costante ricerca di novità con richiami a diversi generi e artisti del panorama internazionale, quali i sopraccitati Radiohead.
Una fusione che si pone come sintesi di diversi flussi creativi e risulta essere un discreto concept creato dall’ormai sempre meno innovativo connubio di arte e musica; forse troppo cupo per diventare la colonna sonora della nostra giornata, ma non abbastanza da uccidere la nostra curiosità verso di esso. 

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La recensione Sound of the soul di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-02-08 00:00:00

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