The Neothenic Slowcoach ..forced by the impending departure of a sailor fr 2004 - Noise, Indie, Post-Rock

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Ragazzacci. Prima mi mandano una demo con la custodia gravemente danneggiata. D’altra parte sono cose che possono capitare. Gentilmente, dopo averlo saputo, si offrono di spedirmene un’altra. Apprezzo il gesto ma preferisco procedere subito all’ascolto. Operazione complicata. Il cd è graffiato e non legge le tracce successive alla quarta. Maledicendo le buste non imbottite provo a copiare su cd vergine (a volte funziona). Fortunatamente il problema si risolve. Posso ascoltare i Neothenic Slowcoach.

L’impianto generale del lavoro è scarno e malinconico, vagamente ossessivo e sicuramente deviato in senso “albiniano”. Tutto ruota attorno al perno della costante alternanza tra parentesi nevrotiche contratte come crampi e improvvise “espirazioni” sonore che consentono alle chitarre di squarciare e dilatare e alla voce di liberarsi, ora urlando con slancio post-hardcore (Not so gay, Hiroshima), ora aprendosi a un’enfasi più melodica (“Short sighted”,”17-Ago”). Sono proprio questi i momenti più efficaci, quelli dell’avvenuta canalizzazione dell’ansia crescente in aperture sempre così fluide e riuscite che si potrebbe quasi parlare di spiccato senso del ritornello, se la parola non suonasse sacrilega nel feudo della decostruzione.

Palese è infatti l’influenza esercitata sui Neothenic da quel movimento atipico aggregatosi a partire dagli anni novanta attorno a proposte musicali legate ora a un rock suicida, rifondatore o deforme, ora a qualcosa che del rock non aveva neanche (più) il volto.

In particolare i brani mutuano da Slint e Mogwai un rivestimento fatto di distorsioni abuliche e riverberi e dai Fugazi, invece, una certa spartana austerità “indipendente” e l’incalzante abrasività del cantato. Buona la voce, ineducata come un’eco da strada quando urla e quasi incerta quando abbassa i toni ma in ogni caso interessante, come in generale mi è parso tutto ciò che aveva un sapore più istintivo (dall’instabile incisività dei temi di chitarra alla bellissima ed evocativa “At the close of the day”).

Il risultato finale è un equilibrio che risulta contemporaneamente strano, precario e seducente e poco importa che mi convincano poco la scelta dell’open track e certe reiterazioni claustrofobiche appena un pochino aride. Sono valutazioni che non cambiano un semplice dato di fatto: mi piacciono, quei ragazzacci.

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La recensione ..forced by the impending departure of a sailor fr di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-08-11 00:00:00

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