25/02/2016

I primi venti secondi di ascolto di "The Right Side" rappresentano di certo un benvenuto d'impatto per chi non conosce Ju Bhota. C'è chi potrebbe decidere di stoppare l'ascolto e chi uscirne notevolmente incuriosito. Dipende dai gusti e dalle sensazioni che ogni ascoltatore avrà dopo aver pigiato il tasto play.

L'immagine cruciale che ne vien fuori potrebbe essere, ad esempio, quella dei binari musicali. L'artista abruzzese dimostra da subito una notevole cultura musicale e, nel dettaglio, molto variegata, scaturita da una ventennale carriera nell'underground italiano costellata di molteplici collaborazioni e progetti con i più diversi artisti, e il binario musicale che funge da spina dorsale al suo primo album da solista, "The Right Side", è il progressive.

Nel primo pezzo, "Oro", troviamo sonorità tipiche del mondo arabo. L'utilizzo in concomitanza di percussioni non convenzionali per il mondo della musica progressive, come i rascador e le congas, non fanno altro che avvicinare il disco al binario della musica etnica e dell'afrobeat. Un terzo binario, quello dell'elettronica, si aggiunge poi ai due precedenti, in tracce molto interessanti e inconsuete come "Hidden Side" e "Inner Being". Presente con forza è ancora la chitarra elettrica nella prima, la tastiera moltissimo nella seconda, intermezzi di percussioni con ritmi tribali in entrambe.
Il mescolamento delle lingue, che a questo punto non poteva mancare, si realizza in "Jumpyfunky". Inglese, spagnolo e italiano si associano alla base prog-reggae della canzone che spicca però su tutte le altre nel ritmo funky.

In conclusione, la corsa di questo treno musicale dovrebbe finire sul binario del pubblico: sta a lui decidere se pigiare il tasto pausa, o meglio, come l'ecletticità di Ju Bhota di certo meriterebbe,  proseguire nella prossima stazione, quella della curiosità e del mescolamento delle esperienze.

 

Commenti (2)

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  • Bhota 26/02/2016 ore 15:54 @JuBhota

    Ciao Danilo,
    Ti ringrazio per le tue parole. Sono felice che hai trovato interessante la mia musica.
    "Oro" è l'unico brano dell'album in cui ho voluto fare una citazione, suonando i Tamburi Batà.
    La poliritmia che senti all'inizio è l'unica che non ho ideato io, si chiama "Rezo de Ochun" che, insieme al canto iniziale, "rappresenta musicalmente" la dea Ochun, una divinità della Santeria cubana.
    La voce iniziale è del mitico Humberto "La Pelicula" Oviedo, riconosciuto a livello internazionale come maestro dei maestri nel genere afrocubano.
    "Oro" per me è un piccolo omaggio al mio maestro e alla sua cultura.
    Scrivo queste cose solo per condividere arte e cultura, con te e con chi legge...
    Se ti va di fare una piccola ricerca su queste quattro parole troverai un mondo...
    Trovo fantastico il fatto che tu in "Oro" abbia trovato delle sonorità tipiche del mondo arabo.
    E' la prova di quanto la musica, tra le altre cose, abbia il potere di assumere tanti significati quante sono le persone che l'ascoltano e di relazionarsi con ciascuno in maniera intima e personale.
    un abbraccio e buona musica
    Bhota

  • Danilo Giordano 26/02/2016 ore 16:14 @DaniloGiordano

    Ciao Bhota,
    piacere di conoscerti! Sono felice delle tue precisazioni ed aggiunte.
    Sono molto utili come ulteriori spunti per leggere la tua musica. Anche io ho cercato in maniera personale di entrare più nel dettaglio possibile su certi aspetti da te presentati nei pezzi (tipo la collaborazione con Humberto). Purtroppo però non è possibile entrare tantissimo nel dettaglio nella recensione sia per giusti motivi pratici di spazio a disposizione sia perchè il mio obiettivo principale è quello di trattere gli aspetti di base della musica che poi potrannno essere utili per portare, magari, curiosità ed interesse al lettore.
    Tu non dovresti aver problemi in merito; hai pochi colleghi che sperimentano uno stile straparticolare come il tuo.
    In bocca al lupo!
    Danilo

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