22/03/2016

Il quartetto milanese con il primo ep omonimo, presenta un biglietto da visita degno di nota. Nei cinque brani hanno mostrato una notevole abilità nel poter vestire vari generi, facendoli propri grazie al coraggio di sperimentare e creando commistioni musicali molto interessanti.
Musicalmente vi sono dei rimandi molto forti alle sonorità degli Skunk Anansie, e questo è evidente soprattutto nella prima traccia dove la voce cristallina della cantante Tania Tiozzo si inserisce bene nelle commistioni elettropop che tanto piacciono al gruppo milanese. 
La traccia più introspettiva e rivelatrice dell'anima di questa band è “That Day” dove il post rock accompagna la profondità del testo che evidenzia come certe scelte del passato possano ritornare prepotentemente a chiedere il conto nel presente.
Una cosa peculiare degli Infranted è la ricerca della perfezione formale, che a volte sembra imbrigliare i brani in schemi troppo rigidi. Per questo il disco è evidentemente pensato per catturare l'attenzione sin dalla prima traccia, ma purtroppo non si riesce a sfuggire ad alcuni momenti di ripetitività: il brano “Wounded”, ad esempio, si adagia su un ritmo po' lento che non sfocia mai in qualcosa di significativo, al contrario di “Once more”, dove echi di grunge si accompagnano alle atmosfere alternative rock.
L'ultima traccia è un brano di rottura rispetto ai quattro pezzi precedenti, e ha tutte le carte per detenere il ruolo di vero e proprio specchio della affascinante poliedricità musicale di questo gruppo.

 

Tracklist

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