Perturbazione Le storie che ci raccontiamo 2016 - Pop

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Dove sono finiti i tagli di luce originali, i ricami di chitarra, l'intero mondo dei Perturbazione? Non in questo disco che, dispiace dirlo, non è una storia che continueremo a raccontare

Si chiama “Le storie che ci raccontiamo” il primo lavoro post-Sanremo, post-Fazio e post-divorzio da due membri storici. Un disco cruciale, per quanto necessariamente transitorio, che lascia stupiti già al primo ascolto, ma non in senso positivo: in queste dieci canzoni, infatti, si fa davvero fatica a trovare tracce di quanto di buono hanno fatto i Perturbazione in tutti questi anni.

A livello musicale si è proseguito sulla strada tracciata con "Musica X", che aveva aperto in maniera massiccia all’elettronica. Per bilanciare l’uscita dalla band di Gigi Giancursi ed Elena Diana (chitarra e violoncello), i Perturbazione hanno insistito ancora di più in questo senso, senza spingersi però verso una produzione corposa, nonostante la presenza di Tommaso Colliva dall'altra parte del vetro. Il risultato sono suoni che probabilmente dovevano suonare minimali e diretti, ma che finiscono per essere poveri e impalpabili. Se la rinuncia al violoncello può essere in qualche modo assorbita, è difficile fare a meno dei ricami di chitarra di Gigi Giancursi. Basta ascoltare qualcosa di vecchio per cogliere la differenza di spessore: quelle chitarre riempivano il pezzo, sostenevano in modo quasi subliminale la voce di Tommaso e la struttura dei brani. Un cambio drastico e una mancanza importante, che però può essere accettata di buon grado: è ovvio che, dopo vent’anni di modus operandi, sia pressoché impossibile riuscire a rivoluzionare tutto nel giro di pochi mesi.

In questo ragionamento si fa però fatica a inserire i testi, questi testi. Sì, perché si assiste a un’involuzione preoccupante e per nulla prevedibile. Dal racconto delle ragazze che si scatenano agli aperitivi (“Trentenni”), passando per la raccolta dei cliché estivi (“La prossima estate”) e finendo al pezzo dedicato al dating online (“Cara rubrica del cuore”) sembra di assistere a una versione sonora delle fiction di Raiuno, quelle in cui ci sono sempre le parole sbagliate nei dialoghi e l’inquadratura è talmente illuminata da non avere nessuna profondità. La grande abilità dei Perturbazione è invece sempre stata quella di creare tagli di luce originali, in grado di mostrare una storia o un tema in modo unico: il modo dei Perturbazione. È accaduto non solo nei due dischi migliori della band (“In circolo” e “Del nostro tempo rubato”), ma in tutti gli album, compreso l’ultimo, ad esempio con “I baci rubati”. Questa caratteristica non si ritrova mai ne “Le storie che ci raccontiamo”, nemmeno nei due pezzi migliori dell’album, il singolo “Dipende da te” e “Da qualche parte nel mondo”: il primo è quello che trova il miglior punto di incontro tra passato e presente, il secondo quello in cui i testi tornano a essere a fuoco.

Come detto, era lecito aspettarsi un rallentamento, per permettere al mondo dei Perturbazione di trovare un nuovo asse, ma uno stop così brusco è davvero inatteso. Non si capisce se si tratti di un tentativo consapevole (ma fallito) di rendere tutto più facile, per cercare di coinvolgere un pubblico nuovo o se sia semplicemente conseguenza di un totale smarrimento. Dispiace molto scriverlo, ma in ogni caso il risultato è sconsolante, perché dopo vari ascolti si capisce che "Le storie che ci raccontiamo" non è una storia che continueremo a raccontare.

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La recensione Le storie che ci raccontiamo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-01-26 10:00:00

COMMENTI (5)

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  • francescochini.music 2 anni Rispondi

    @samuraisan, pienamente d'accordo con te (anche se a differenza tua ho apprezzato anche Musica X :-) )

  • francescochini.music 2 anni Rispondi

    Mah, amico Villa, sbaglia forte su tutta la linea.
    D'altra parte, rivolgere critiche di questo tenore a un lavoro i cui suoni sono pienamente in linea col trend di realtà molto più strombazzate (e spesso oltremodo elogiate per quel tipico conformismo acchiappaconsensi cui sempre più raramente Rockit disdegna di lasciarsi andare) e le cui liriche si è palesemente evitato di ascoltare (passi non cogliere i messaggi e la scrittura di brani come "Cinico", "Una festa a sorpresa", "Everest" o la title track, ma santiddio Villa, scambiare un brano della forza iconica di "Trentenni" per un "racconto delle ragazze che si scatenano agli aperitivi...) denota con buona precisione il livello di, diciamo attenzione, con cui ci si è accostati a un lavoro che può essere definito" di transizione" solo rispetto alla storia di una delle realtà migliori dell'ultimo quarto di secolo della musica leggera italiana.
    I miei rispetti.

  • samuraisan 5 anni Rispondi

    Questo è Rockit,
    Dischi della settimana che vengono dimenticati ancor prima del'arrivo del venerdì, poi a buttar giù merda su quelli che tutto sommato non sono da buttare.
    E' vero che i perturbazione si devono riprendere, ma non dall'abbandono di due elementi, ma da quello schifo obrobrioso che era "Musica X"
    Ho voluto dare una seconda opportunità a questo disco, che in anteprima avevo giudicato scialbo, e ne sono rimasto sorpreso.
    il Songwriting non è sceso di livello, è tutt'altro che banale, sembra scontato, ma ci sono battutine e ironie che il primo indie-recensore dal dito veloce non coglie subito.
    la musica lo stesso, la produzione mi sembra molto più elaborata del suo predecessore (forse qualcuno, prima di fare una recensione non dovrebbe affidarsi a files di qualità 128k). Poi ci sarebbe da far notare che la composizione sia di testi che di musica e poi la produzione pure,hanno perso di un componente importante/ingombrante e posso dire che da vecchio conoscitore del gruppo, non mi sento di snobbarli solo perché non c'è più il nome di GG sopra, anzi tutti loro sono riusciti a fare un ottimo lavoro.
    dopo questo, grazie, continuerò a seguire Rock.it, perché sicuramente un disco che viene snobbato sarà sicuramente di grande qualità.
    "Resta soltanto sarcasmo,
    resta soltanto il disicanto o forse no, o forse…"

  • fracermi 5 anni Rispondi

    Ho aspettato un mese dall'acquistalo dopo aver letto la vostra recensione ma già al primo ascolto ho compreso che avevi commesso un errore.Poi al Live alla Salumeria di Milano ho proprio sentito sulla pelle che la musica non è parole ma vibrazione che genera emozioni. E I Perturbazione ne sanno generare sempre di bellissime. Anche in questo nuovo progetto. Ne vale la pena. Da seguire!!

  • maraglinomichele 5 anni Rispondi

    che brutto sto disco mamma mia