10/09/2004

Non è il primo tributo a Battiato, questo. C’era già stato, nel 1996, “Battiato non Battiato”, tutto di artisti Cyclope, che conteneva tra l’altro uno dei primi passi di una certa Carmen Consoli, che interpretava “L’animale”, e l’allora epocale cover dei Csi, “E ti vengo a cercare”. Che si ritrova anche in questo “Voli imprevedibili”, pari pari, mentre la Consoli, unico altro traît d’union, si dà a “Stranizza d’amuri”, lasciando “L’animale” a Pacifico. Perché questo confronto? Perché se il tributo del 1996 presentava tutta una serie di emergenti o quasi, giustificando così le proprie cadute di tono, ma offrendo bellissime scoperte (vedi la Consoli), questo del 2004, fatto quasi tutto da grossi, grossissimi nomi, ha meno possibilità di invocare scusanti. Intendiamoci: non è un brutto disco. Ma si tratta di un disco prescindibile. E con la crisi del mercato e con quanto costano i dischi, non è un peccato da poco.

Cosa si segnala, allora, in “Voli imprevedibili”? Sicuramente il singolone “Gli uccelli”, a metà fra Emilia Majello e Planet Funk, giustamente scelto come apripista radiofonico della raccolta, e che proprio nel suo tradire l’originale trova la sua necessità, la sua ragion d’essere. Molto bene anche tutto il “giro Bluvertigo”: “L’oceano di silenzio” di Morgan e “Prospettiva Nevski” degli stessi Bluvertigo sono notevoli interpretazioni, così come si segnalano in positivo “L’esodo”, curata da Lele Battista e “Una cellula” (dal primo album “Fetus”) di Megahertz, il tastierista padovano di Morgan che altri non è se non Daniele Dupuis, già titolare di un buon album solista (“Farina tipo 00”) e in uscita col nuovo cd per Mescal. Bene anche Alice.

Tutto il resto, francamente, non suona male. Ma appare un po’ meno “necessario” e “sentito”, con un picco negativo (spiace dirlo per chi ha dato tanto alla musica italiana) per la Pfm, che discutibilmente dylanizza (forse partendo da quel “like a rolling stone”?) “Bandiera bianca”. Strana poi l’ordinaria amministrazione di Giuni Russo, che del musicista di Milo è storica beneficiata e amica. Ma forse, qui, si tratta di troppa venerazione.

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