28/04/2016

Arriva dalla Puglia l’ennesimo progetto di darkwave in solitaria autoprodotto tra le mura domestiche. A questo giro tocca a Giovanni Santolla – supportato dall’etichetta francese Manic Depression Records – accodarsi alla già nutrita carovana di anime in pena avvezze a sonorizzare i propri incubi e le proprie visioni attraverso i decibel di un’elettronica disturbata e oscura.

Partendo da un’angosciante rumoristica vicina ad alcune cose dei Sigillum S e dei Pankow il musicista barese ne diluisce la portata corrosiva adottando volumetrie più shoegaze e una gelida chitarristica post-punk: vero, l’attrazione per certo noise industriale rimane il cuore pulsante dell’intero lavoro (l’opener “Die Hand Die Verletzt” e “Wish house” su tutte) ma le provvidenziali infiltrazioni di decadenza ottantiana e spettrale alienazione contribuiscono a disegnare una location immaginaria molto più notturno-metropolitana (le chitarre curiane di “Empty Stations” e il crepuscolo avvolgente à la Kirlian Camera di “Bloodleaves”) che non distopico-apocalittica.
Ai quattro inediti del lotto si aggiunge l’ottima cover di “Warsawa” di David Bowie (brano, peraltro, dal quale i Joy Division trassero il loro primo nome – Warsaw – giusto per rimarcare subdolamente il background musicale del buon Santolla) qui più siderale e meno liturgica rispetto alla versione originale.

Una breve ma intrigante opera rivisitativa, poco pretenziosa e per nulla sperimentale, la cui unica colpa è quella di aver voluto forzatamente incastrare nel tessuto sonoro anche alcune incomprensibili linee vocali, maldestramente sepolte dai suoni. Trattandosi di prima volta, transeat.

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