15/07/2016

Un’onda d’urto oscura e sintetica, il frutto di divagazioni new wave, turbinii elettronici e sapienti collage di suoni vintage con visioni contemporanee. “Solaris” è una lunga notte di approcci minimali al buio, è la ricerca di una calorosa risposta al freddo totalizzante di un synth: è un album complesso, attento, limpido nelle intenzioni e denso nella sostanza.

I brani si snocciolano, cantati o strumentali, attraverso un gioco a due fatto di corrispondenze precise: s’accendono fuochi post-punk in “Dentro il buco”, si spalancano giri di basso dominanti in “È un mare”, sale la marea elettronica in “Salto nel blu”; e tutto ha un senso, ogni cosa trova il suo modo di incastrarsi all’altra per assumere una forma finale definita, granitica e fitta di pensieri dark, essenziale nei suoi toni che non prescindono mai dal nero. La drum machine detta i tempi di un fallimento imminente in “La qualità del nulla”, mentre echi fortissimi di anni ottanta risuonano in “Giove”, e si arriva al pezzo più completo e bello, “La noia che abbiamo di noi”, incrocio ideale di tutto il bene e tutto il male che ti voglio.

Un album che dipinge di colori lo-fi e tinte di milioni di grigi, vaghi e infiniti come sentimenti, l’aria tutt’intorno, che accentua gli spigoli riuscendo a trasformarli in comodi appigli per riflessioni notturne, per i nostri inverni, per ogni occasione in cui la mia solitudine è fatta interamente di te: un lavoro davvero interessante.

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La recensione Caron Dimonio - Recensione - SOLARIS di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 17/07/2019

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