13/07/2016

Dopo che ad inizio anno l'etichetta danese Mighty Music ha rilanciato il loro primo album, a distanza di qualche mese i Genus Ordinis Dei (più comodamente chiamati G.O.D.) sono tornati a farsi sentire con un ep di cinque brani.
Il symphonic death metal della band cremasca è caratterizzato da ritmi sostenuti e non banali che rendono i loro brani degni di essere ascoltati e che sottolineano la loro indiscutibile bravura tecnica.

Il punto forte dell'ep dei G.O.D. è il ritmo: la batteria impeccabile e aggressiva, con un doppio pedale comandato al metronomo, dà sicurezza a tutta la band che costruisce i propri riff a stretto contatto con le pelli di Richard Meiz, creando una base musicale a forte impatto.

Il growl di Nick K, compatto e vigoroso come raramente si ha la fortuna di sentire, monopolizza la parte cantata posizionando i G.O.D. tra le fila dei seguaci dei Dimmu Borgir.
A differenza della storica band norvegese però, la parte orchestrale è scarna, spesso troppo elementare e usata come riempitivo, quando invece dovrebbe essere una pura iniezione di epicità.

I G.O.D. hanno quindi sfornato un ep interessante, ma hanno bisogno di osare e di ritrovare il coraggio che li ha portati ad esodire con un concept album. Si spera che in questo possa essere d'aiuto il loro nuovo illustre produttore, lo storico bassista dei Lacuna Coil, Marco Coti Zelati, che ha l'esperienza e la lungimiranza adatte per evitare ai G.O.D. la ripetitività e per dar loro la possibilità di portare un vero contributo a questo genere.

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