23/06/2016

Nel 2008 presso il Museo Civico San Rocco di Fusignano, in provincia di Ravenna, venne allestita un'interessante mostra sulla produzione artistica di Annibale Luigi Bergamini , pittore a torto dimenticato. Sia la sua parabola biografica (i primi passi nella Romagna degli anni '20, poi la Resistenza e quindi la pazzia, sino alla "liberazione" dalla casa di cura a seguito della Legge Basaglia nel 1975), sia quella artistica, la vena intima per raccontare le piccole/grandi cose del quotidiano, si sposa perfettamente con l'album "Federer" dei Miss Mog. Il gruppo, nato nel 2009 a Venezia e via via evolutisi sia nello stile che nelle sonorità, realizza un disco ricco di varie suggestioni attorno al quale ruota un grande concetto cardine: la vita è fatta di tante microscopiche sfaccettature che meritano di essere cantate. Con uno sguardo da entomologo o da pittore mezzo pazza alla Bergamini, i Miss Mog analizzano il vivere di tutti i giorni attraverso un pop venato di elettronica che si lascia ascoltare con grande semplicità ed immediatezza.

"Pangea", la terza traccia, è una canzone che gioca sul riferimento dotto del mitico supercontinente preistorico, cita ora John Donne ora Michel Houellebecq e tiene sempre e comunque la barra a dritta verso un pop il quanto più possibile fruibile da tutti. "Vorrei/un mondo semplice/Vorrei/un modo facile/ per vestire colori intonati/ e per restare solo in questa Pangea" è un ritornello killer che può essere, fin d'ora, cantato allegramente sotto la doccia.

Avanti così e si incontrano altre canzoni notevoli, anche grazie alla supervisione di Beppe Calvi, come "Faust" o "Federer", rispettivamente la quarta e quinta canzone. Soprattutto in quest'ultima, la vena maggiormente elettronica dei Miss Molly viene fuori, attraverso un pezzo dalla grande atmosfera che cita il grande tennista svizzero, l'ultimo eroe "senza macchia" a cui, quasi disperatamente, nell'ansia e nell'indeterminatezza dell'oggi, ci si aggrappa per avere un punto fermo.

Questa sensazione, un po' disperata un po' dolce se si vuole, di ricerca di un punto fermo è esattamente quella che un ascoltatore prova davanti a "Federer": un lavoro sicuramente di ottimo livello, curato nei dettagli e ben prodotto ma che forse è mancante di un certo mordente. Infatti quello che i Miss Mog paiono ricercare per tutto l'album (ma che, ahinoi, non riescono a trovare) è una vena assolutamente personale, un proprio autonomo punto di vista o, se si preferisce, una personale pennellata. Al contrario di Bergamini il gruppo di Venezia si perde un po' tra riferimenti ultradotti, sia a livello letterario che musicale. Forse se invece di perdere delle ore a selezionare i colori della propria tavolazza si prestasse più attenzione per gettarsi con furore sulla tela sarebbe tutto più autentico, istintivo e, in ultima analisi, riuscito.  

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