Sedia s/t 2004 - Strumentale, Sperimentale, Noise

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Mi piace il nome di questa band: Sedia. Scarno, semplice, quotidiano. Cinque lettere per una parola che contiene la musica di tre musicisti squilibrati. Una sequenza di nevrosi che si accavallano inseguendosi l'un l'altra, all'interno di un complicato apparato strumentale. Un flusso di note stracciate dall'intensità dell'hardcore e ricomposte con le movenze del freejazz. Muri di suono che quasi lambiscono il metal, dilatandosi improvvisamente in sofisticate strutture minimali. Un suono che spaventa per intensità e fragore, rovesciando una violenza primordiale, ma capace di piegarsi persino all'eleganza del post rock. Un trio impetuoso, che ammira certe movenze degli Zu, pur distanziandose abbondantemente per attitudine e scelte creative. Un disco in cui è presente anche la mano di Fabio Magistrali e tanto basta per garantirne la resa sonora. Inaccessibile come ogni produzione Wallace, eppure decisamente consigliato per chi ha orecchie adatte.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-09-23 00:00:00

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