Vintage Sul meridiano del tempo 2004 - Rock, Psichedelia, Progressive

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L’importante nella vita è avere le idee chiare.

Giuste o sbagliate che siano, bisogna esserne convinti.

Leggo nelle note che accompagnano “Sul meridiano del tempo” dei Vintage che Ivan Pretto, voce e chitarra del gruppo, è infastidito da chi definisce “demo” questo lavoro.

Ed ha ragione. Non solo per la lunga gestazione (quasi due anni) e l’ottima cura dei suoni, ma soprattutto perché a tutti gli effetti è un album completo, pur se autoprodotto, con una sua “logica” ed una linea emozionale che si sviluppa lungo il percorso.

Otto brani che scivolano via d’un fiato, per quello che potremmo definire un “concept” album. Prospettiva d’altri tempi per una band che già nel nome, Vintage appunto, racchiude una dichiarazione d’intenti.

“Sul meridiano del tempo” è un fiume che scorre sicuro, melodicamente elegante, fluido; una sorta di percorso attraverso i ricordi, a volte intimi, a tratti dolorosi. Un viaggio verso sonorità che per ragioni anagrafiche non possono essere state vissute in prima persona. i Vintage hanno un’età media di 23 anni e questo spiega forse alcune ingenuità ma lascia sorpresi per la maturità complessiva di un esordio ben suonato, ben strutturato, ricercato nelle atmosfere, arioso.

Dentro ci sono tutti i loro “maestri” e forse anche qualcuno non dichiarato.

I Pink Floyd nell’affascinante e delicato fraseggio di “Lo specchio di Katy”, tracce sparse di Marillion (ricordate “Misplaced Childhood”?) e Dire Straits, qualche richiamo ad un certo rock-progressive italiano (Banco, PFM) in brani come “Louise Brundle” o Apollo e Dafne che per certi arpeggi potrebbe essere scaturita dalla penna di Cat Stevens.

Nonostante le sonorità potrebbero per semplicità portare verso l’inglese, giusto e coraggioso esprimersi in italiano, anche se questo comporta una maggiore responsabilità.

Non tutti i testi sono convincenti ed in alcuni brani la voce, quasi frenata, risulta poco incisiva e non si impone come dovrebbe e potrebbe.

Sorvolando su una “distrazione” grammaticale nella presentazione presente sul booklet, molto bella la grafica che rimane impressa nella memoria come un’istantanea e, come l’album del resto, genera un senso di libertà e il desiderio di respirare a pieni polmoni.

Se è vero che, come loro stessi dichiarano, “il primo lavoro di un gruppo è quello con cui ci si butta alle spalle i maestri”, non possiamo che essere fiduciosi per i lavori futuri perché le premesse ci sono.

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La recensione Sul meridiano del tempo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-09-27 00:00:00

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