17/05/2016

Negli ultimi anni abbiamo avuto a che fare con diverse produzioni discografiche che hanno segnato una svolta nel panorama indipendente italiano. Alcune di queste produzioni portano la firma di Giorgio Canali, ex CCCP che può vantare un'innumerevole serie di intuizioni, scelte azzeccate se vogliamo dire così, che hanno permesso ad alcune band di tracciare il loro percorso musicale e di farsi conoscere e apprezzare da una buona fetta di pubblico.

Ascoltando "Tuffo", nuovo lavoro in studio dei Mary In June, è impossibile non ripensare a un esordio in particolare firmato Giorgione nostro: "Canzoni da spiaggia deturpata" de Le Luci Della Centrale Elettrica. Anche se si tratta di una band con stili e sonorità completamente differenti da quelle del cantautore ferrarese, il loro modo di evocare la realtà che ci circonda e le immagini scolorite e decadenti sono assolutamente affini a quest'ultimo. In maniera particolare dando uno sguardo ai testi, possiamo notare alcuni richiami evidenti come "Ci arrampichiamo sui tralicci per vedere i tramonti davanti ai fuochi artificiali", "Catturare un tramonto e metterlo in una scatola", "Arrampicarsi sugli scheletri in periferia", o ancora accenni ad un "amore combustibile", alle "scale antincendio" e a un "mestruo" che non si sa se tornerà mai.

Ma volendo affrontare il disco per evidenziarne il contenuto complessivo, possiamo dire con certezza che si tratta di una delle soprese migliori del 2016. Un flusso continuo di immagini ed emozioni da ascoltare a ripetizione, un mix di sonorità che vanno dal post rock, al punk, passando per l'emo e l'indie rock tipicamente italiano. I testi che si intrecciano alla perfezione con le atmosfere che la band romana vuole dipingere, dalla traccia d'apertura "Sogni per l'analista", passando per la più complessa "Combustibile", fino ad arrivare alle sfuriate emo di "Fango" e "Nuova fine". La parte finale di "Confini", uno dei pezzi più belli del disco, lascia spazio ad un ritornello che non esce più dalla testa: "C'è  putroppo qualcosa che noi non, non capiremo mai". Melodie splendide e testi profondi sono la formula perfetta in un crescendo senza fine che esplode in "Perfetto", il brano in cui le influenze di Canali e Vasco Brondi emergono più nettamente: "Eviteremo di farci ancora male tra il Pakistan e l'India". "Prenderemo le scale antincendio e le scale di sicurezza migliori per raggiungere la felicità", "Troveremo il punto più a Sud Europa tracciando una linea, la linea di separazione dagli ecomostri, conteremo le costellazioni seguendo le fasi lunari". Insomma, inutile negare che Canali non ci abbia messo del suo, anche se la band romana commuove davvero per quello che riesce a trasmettere. "Un giorno come tanti" è la controprova che, nonostante la presenza di Giorgio Canali, i Mary In June hanno una loro identità forte, formata, figlia dell'anima emo di casa nostra, con i cori che non lasciano spazio a false interpretazioni. La rabbia che esplode in "Dimentica" ha legami stretti con band come Fine Before You Came, Riviera o ai più attuali And So Your Life Is Ruined. La chiusura affidata a "Qualcuno con cui correre" è solo la ciliegina sulla torta di un disco perfetto, in cui c'è tutto quello che ci deve essere: intensità, significato, emozione, melodia.

Il merito dei Mary In June è quello di aver partorito "Tuffo" con l'intenzione di voler superare i confini della loro anima musicale, provando ad uscire da un circuito chiuso nel tentativo di respirare anche l'aria che c'è al di fuori di una barriera immaginaria, ma terribilmente difficile da abbattere. Un viaggio emozionale vissuto costantemente in apnea, frutto di un lavoro minuzioso e coraggioso, ricco di influenze ma per nulla scontato, assolutamente originale e nuovo nel messaggio, nel corpo, nel cuore.

Commenti (1)

  • maxavo 17/05/2016 ore 18:14 @maxavo

    Non avessi amato i Mary in june per il loro precedente lavoro "ferirsi", probabilmente non sarei stato colto da delusione ascoltando "tuffo", il loro primo album sulla lunga distanza. Tutto, comprese le due tracce inedite della compilation "Sottosuolo vol 3", lasciava presagire ad una conferma al rialzo del percorso intrapreso in passato; conferma che, invece, viene rimandata a data da destinarsi.
    Non che questo album sia un brutto album, diciamolo chiaramente; ha dei bei momenti, soprattutto quando rieccheggia il passato, e l'apporto di Canali conferisce alla produzione la solita corposità. Il problema, se di problema si tratta, è che la sensazione generale che il gruppo da è quella di voler dare una svolta al proprio sound, inseguendo intuizioni che non gli appartengono. Se in precedenza, i Mary in june si distinguevano per l'originalità della loro proposta, fatta di un alternarsi di post-punk e post-rock decisamente unico, ora vengono facilmente incasellati in quel rock "at-the drive in" oriented alla fast animals and slow kids. Canali in questo non aiuta, rendendo evidente la sua firma e aggiungendo una ulteriore impronta ad un album nel quale tutto suona preciso ed equilibrato, ma poco originale.
    A chi non li conosceva probabilmente piacerà, ma chi come me si attendeva il seguito di "ferirsi", rimarrà con l'amaro in bocca.
    Se sia meglio il presente o il passato non saprei, ma differente si, e a me dispiace. Vedremo in futuro.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati