04/07/2016

Partiamo dal presupposto che “La giusta distanza” è un disco che non si mantiene per niente a distanza. Anzi, ti assale fin dalle prime note, vuole invaderti i timpani e il corpo, vuole entrarti dentro e coinvolgerti con quel rock ruvido su cui irrompe una voce roca, che sembra venire dal profondo dell’anima di Giorgie per scavare in quella di chi ascolta.

Giorgie è una che le cose non le dice come le direbbe chiunque altro, le urla forte, così che non puoi far finta di niente, perché “quando ti ho chiesto di aiutarmi a capire, da quell’orecchio non volevi sentire”, ma “ora che sono lucida vedo tutto, anche se sai parlare” e “quello che sputo è solo il mio orgoglio” (“Sai parlare”).

Giorgie si fa domande importanti e cerca le risposte. Quelle che canta, urla o sussurra, sono metafore della vita, la sua: c’è spazio per l’orgoglio che ci fa perdere in “K2”, ché vogliamo far finta di esser forti, ma sbagliamo. E dagli errori s’impara solo liberandosene.
C’è l’amore carnale di “Brividi/lividi”, una bomba fortissima che ti stringe tra le braccia e piano piano entra sempre più in intimità con te. È qui che cambia la direzione del disco, perché l’amore della successiva “Non ballerò” (una delle migliori in assoluto) è quello tenero e sensuale che si sussurra su chitarre acustiche. E “so che dovrei stare al mio posto, ma quello che sento non ci sta nel poco spazio che mi lasci, non farmi fare quella forte, cado a pezzi”: è la sincerità di chi vive la vita intensamente, non nasconde le sensazioni, gode degli attimi e dichiara teneramente il suo amore. E “tu resta zitto ad ascoltarmi”. E poi, così, nel silenzio di un momento, riappare un grido, forte e diretto: “io ti odiavo perché non mi lasciavi amarti”.
C’è la fine di una relazione e le cicatrici che lascia in “Io torno a casa”: è il momento in cui le vite si dividono, è il portone che sbatte alle spalle, mentre ci si allontana con le lacrime agli occhi, perché comunque è “come se in una parte di me ci fosse sempre una parte di te”. Le relazioni nascono e muoiono, a volte, ma quasi sempre arricchiscono e lasciano segni indelebili dentro.
Il bello è che le canzoni a mio avviso migliori arrivano tutte verso la fine: invece di calare sulla lunga distanza, il disco riprende quota e raggiunge vette ancora più alte. Così “Lampadari” celebra l’abbraccio tra due corpi, un appiglio che rassicura e dà forza in qualunque momento; “Come se non ci fosse un domani” è l’impossibilità di dimenticare, nonostante il male che fa; “Che strano rumore” dipinge con tratti tremanti, su una tela di suoni più ruvidi e grezzi, un “cuore a brandelli”. È da qui che emerge un senso di colpa, legato alla freddezza e al distacco, che domina anche nella successiva “Farsi male”.

Insomma, “La giusta distanza” è quella tra i corpi e la mente, quella tra me e te. La distanza, che è motivo di conflitto o che aumenta il desiderio, che dirige le nostre vite che s’intrecciano, quella che s’insinua tra di noi e ci divide, quella che si comprime e ci riavvicina. L’amore e la vita è tutto un gioco di equilibri e di distanze.

Commenti (1)

  • consolato 17/07/2016 ore 15:18 @consolato

    è un bel disco. e rockit lo recensisce. un anno dopo. Grandi ragazzi. Ahahah

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