Disco della settimana
album Requiescat In Plavem - Krano
Krano
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23/05/2016

Il Veneto è un incanto lento, sottile e nascosto: afferralo al volo finché sei in tempo e raccogli tutti i tesori, i sorrisi, i panorami. È come una traiettoria frenetica che ti porta via, dal salotto del mondo che è Venezia fino a scenari pronti per fiabe d’altri tempi. C’è di che innamorarsi.

Ecco, tutto questo per dire che Krano (già con Movie Star Junkies e Vermillion Sands) del Veneto non ne può proprio più. “Certe volte le relazioni devono finire, soprattutto quando non si va più d’accordo”, ha detto l'artista a Rockit. Probabilmente scherza, o forse no, di sicuro l’addio alla sua regione è senza dubbi o ripensamenti. A voce bassa diciamo che è un peccato e che comunque “Requiescat in Plavem” funziona anche grazie a questa sua forte connotazione veneta. L’utilizzo del dialetto - che suona incomprensibile e bellissimo come se si trattasse di una lingua spagnola interpretata in modo fantasioso - trasforma il folk psichedelico di questi brani in un genere diverso e con nessun riferimento diretto, al massimo qualche vago rimando tutt’altro che definitivo. “Busiero” sembra camuffare Krano in una versione un po’ alcolica di M. Ward versione “Post War”, “Tosca” si avvicina un po’ a un Micah P. Hinson dai ritmi più alti del solito. “Va Pian” invece porta Krano in una zona di psichedelia spigolosa e sognante, che si incastra perfettamente con lo stile stralunato e fricchettone di questo lavoro.

“Requiescat in Plavem” è un album estremo e sgangherato, che non vuole piacere a tutti i costi ma che se ti cattura finisce per coinvolgerti e travolgerti. Il dialetto rende questi brani diversi: è come se cambiasse la prospettiva di ascolto, costringendo a fare molta più attenzione a dettagli e ritornelli che in altre circostanze, e magari di fronte a un canonico inglese o a un normalizzato italiano non avrebbero saputo attirare la stessa curiosità. Non è una questione formale: davvero il suono del dialetto fa evolvere in maniera nuova le melodie delle canzoni del disco. Che peraltro con poche note riescono a raccontare un nuovo Veneto da scoprire, inedito e ruvido.

 

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