The Jackals Suoni Lontani 2016 - Rock, Folk, Etnico

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Alla ricerca di suoni lontani in viaggio per il mondo

Il pensiero immediato è quello di trovarsi di fronte ad una piccolo concept in cui rintracciare, attraverso un viaggio a volo d’uccello sui cinque continenti, melodie e suoni etnici così rappresentativi da immergerci dentro una puntuale geografia di luoghi ed anime. Quasi a voler descriverne i paesaggi e il folklore, da Oriente ad Occidente, da Calcutta a Palermo, come esotici esploratori alla ricerca di “Suoni lontani”. Invece si ascolta un rock, dai galoppanti riff progressive, che sembra abbia poco a che vedere con una musicalità di stampo più etnico e folk. Risultato: un ep di hardcore melodico e metallico che “incontra il mondo” forse solo nei testi delle canzoni.
La “Sinfonia del deserto” è una composizione rock dalla vocalità alla Renga. Rappresenta il suono (poco silenzioso in questo caso) del deserto in ogni destinazione della fantasia. La sabbia soffoca antiche memorie di civiltà passate e lo scorrere di nuove esistenze non è molto distante da una distesa assonnata che cela indifferenza verso il mondo altrettanto immobile. La “Zingara addormentata”, da un dipinto di Henri Rousseau, rappresenta l’incontro fiabesco tra un leone ed una zingara, incantatrice di luoghi misteriosi. Dopo un lungo viaggio la donna, addormentatasi in riva al fiume, è avvicinata da un imponente leone che, ammaliato dall’energia potente della creatura distesa lì vicino, sopisce i suoi istinti animali quasi a volerla proteggere; come due luoghi distanti che si incontrano in segreto entro i confini di un sogno. Arriviamo in “India” attraverso una suite musicale di rock progressive in cui il sitar e melodie orientaleggianti, fanno da sfondo a cori quieti e intimisti. In Italia giungiamo invece con i suoni di una “Tarantella del solstizio” le cui chitarre elettriche, in riff di tarantella rock, ci conducono verso i giorni in cui la stagione della terra si inchina verso le stelle, destandoci dal sonno di mura polverose, per fuggire in posti incontaminati dall’aria pura. Il profumo del raccolto risveglia reminiscenze del passato. Il bagno di promesse di fortuna, accendono fuochi con i sogni. E in questo bagno di onde ci immergiamo nell’ “Oceano” dell’esistenza in cui siamo tutti come naufraghi in cerca di terra ferma. Aggrappati ad una barca alla deriva, sospinti dalle maree con il tempo che scorre lento all’orizzonte. Ma quando tira vento, la rotta della vita direzionerà la meta, portandoci a destinazione.
Una destinazione forse diversa rispetto ai propositi di partenza, ma magari d’approdo per itinerari più convincenti e meno ripetitivi. Arrivando davvero ad abbracciare i suoni lontani di tutti i continenti del mondo.

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La recensione Suoni Lontani di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-07-25 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • simonstarsky 5 anni Rispondi

    Questa non è una recensione. È un copia-incolla della descrizione dell'EP che ho scritto personalmente, anche se l'autrice si è sforzata a cambiare qualche parola. Neanche un accenno alla musica, tanto da farmi pensare che il disco della durata compessiva di 21 minuti non sia stato nemmeno ascoltato. Come epilogo, l'immancabile confuso parere negativo buttato lì a caso, solo per il gusto di screditare la band in questione, direi inutilmente. Tranquilli, non commetterò più un simile errore.

  • melesilvia 5 anni Rispondi

    Il sitar non c'è!