M¥SS KETA L'angelo dall'occhiale da sera 2016 - Rap, Ritmi

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“L'angelo dall'occhiale da sera” è un disco prodotto in maniera sopraffina, pensato elegantemente in maniera collettiva. M¥SS KETA è un cartoon, un film, un gruppo punk situazionista, teatro e cinema, galleria d'arte e passerella, carne e plastica

Così come il giorno ha bisogno della notte, Milano ha bisogno di M¥SS KETA. O, forse, meglio, ha voglia di M¥SS KETA. Personaggio da teatro di strada che porta la strada nel teatro - anzi, meglio, nel teatrino. Quel teatrino tetro che è il vivere quotidiano in una città in cui non esistono vinti ma solo vincenti. Beato colui che non ha bisogno di figure romantiche, esagerate, istrioniche, ironiche e seducenti. Beato e annoiato. “L'angelo dall'occhiale da sera” è il cinema che irrompe nella Panda che guidi in circonvallazione, quando il volume della musica è troppo alto e nessuno vuole né scendere, né farsela scendere. Ma, badate bene, questo mixtape è un disco a tutti gli effetti, non una serie di beat rubati da qualche library craccata su cui ragliare frasi buone per le pecore di internet. Qui c'è molto di più.



Per capire il personaggio bisogna partire da una foto della Motel Forlanini Crew, in cui una manciata di ragazzi sorridenti posano di fronte ad un cartello che, con una barra rossa trasversale, indica la fine del territorio urbano di Milano. L'unica fra loro con la maschera è M¥SS KETA. In quello scatto c'è gran parte dell'immaginario di questa vera e propria esperienza che gioca con il dentro e fuori, con la periferia e il centro, con l'alto e basso; senza alcun pudore. Quella foto identifica esattamente quel confine che, come una riga su uno specchio orizzontale, corrisponde al territorio d'azione di questo personaggio che ha un solo corpo, ma mille menti. “Keta non esiste, Keta non resiste”.

Prendi il nome della crew: Motel Forlanini. I milanesi lo sanno bene: Parco Forlanini è il parco che si trova andando verso l'aeroporto di Linate (o meglio ancora il Circolo Magnolia, dove M¥SS KETA si esibirà questa sera al MI AMI), frequentato perlopiù da bangla che giocano a cricket e qualche runner molto convinto. L'idea di trasformare questa zona di verde urbano e qualche siringa in un Motel – per antonomasia struttura di passaggio, temporanea, consumo, perdizione o nel migliore dei casi scomodo riposo – vi fa capire in che film siamo. Un b-movie. La cover del mixtape è infatti non a forma quadrata ma rettangolare, stile VHS, e l'intro – un brano costruito su sample degli anni settanta jazz e funk con un parlato ispirato alla reclame dell'epoca – chiarisce il concetto: “Bugie. Illusioni. Il poliziesco noir della Milano da bere. M¥SS KETA vi dà il benvenuto a Milano”.

Il secondo brano è “Faccio cadere l'oro”, che chiarisce meglio il concetto: produzione incredibile che incrocia sample di Shirley Bass a Mina, voci pitchate, parole in spagnolo maccheronico, riferimenti a Rai1 e Marcelo Burlon, url fantasiosi e ironia (“quanto è brutta sta canzone solo dio lo sa”). In “Musica Elettronica” c'è invece tutto il mondo delle notti pieno di techno e droni, assieme a continui e quasi ossessivi riferimenti alla droga che fanno sembrare i Club Dogo di “Penna Capitale” tre boy scout (per conferme ascoltare “Qualità / Prezzo”).

La cosa curiosa è che il susseguirsi dei brani assomiglia a certi giri infiniti di locali e serate milanesi. Se “Musica Elettronica” è Macao, “Eccezionale Veramente” è il Glitter, serata homo-circo per eccellenza: cultura popolare che diventa farsa, sample di Gigi D'agostino e citazioni a Diego Abatantuono si confondono in un gioco discinto fra alto e basso che trova in queste parole la sua spiegazione più efficace: “Non mi troverai in copertina su Vogue / tu non decifrerai il mio sguardo enigmatico”. Non poteva che seguire poi “Le ragazze di Porta Venezia”, vero e proprio inno alla zona più contemporanea di Milano oggi vero e proprio state of mind, quella Porta Venezia dove fast food e vecchi bar si incrociano a pusher e zarri in cerca di vestiti brutti, mentre in piccoli locali delle via laterali si apre un mondo fatto di italiani di seconda generazione e gentrificazione arty. E musica fica.

Non mancano però banger degne di quella “Milano Sushi & Coca” che ci ha fatto conoscere M¥SS KETA nel 2013. In “Bling Bling”, ancora una volta sono due assoluti estremi a creare la magia: da un lato il riferimento all'ostentazione dell'oro (e non “de loro”) della cultura black americana, dall'altra il raffinatissimo e coltissimo sample di Lorenzo Senni, producer di musica elettronica sperimentale, il tutto con estrema ironia: “sono una stronza esistenzialista / perché siamo al mondo? / tu comunque non sei in lista”. Nonostante il mixtape si chiuda con la title track, in qualche maniera è “Lo voglio fare” a spostare l'attenzione dal recording alla dimensione live, dove la fascinazione anni '90 della musica gabber in cui frasi di synth eccitati si trasformavano in cori da stadio rivive in dimensione electro in un inno all'anarchia dei sentimenti e al trionfo degli errori. “Car2go in tangenziale / lo voglio fare / sabato sera in ospedale / lo voglio fare”.

L'assunto del pop di successo secondo Cecchetto è che le canzoni debbano piacere, più che alle figlie, soprattutto alle madri. Casomai voleste conoscere cosa pensano certe figlie e certe madri, basta andare a leggere certi commenti che accompagnano ogni prodotto della Motel Forlanini Crew. Capire in questo caso non è obbligatorio, nemmeno un dovere. “L'angelo dall'occhiale da sera” è un disco prodotto in maniera sopraffina, pensato elegantemente in maniera collettiva. M¥SS KETA è un cartoon, un film, un gruppo punk situazionista, teatro e cinema, galleria d'arte e passerella, carne e plastica. È semplicemente, è l'ombra proiettata di quello che hai in testa e nelle mutande. Come ogni supereroina, ad un certo punto sveste i suoi panni per tornare a mischiarsi fra noi comuni mortali: “la signorina Ketamina non conosce la mattina”.

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La recensione L'angelo dall'occhiale da sera di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-05-27 00:00:00

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