Redrum [Lazio] icona* 2004 - Elettronica

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Le occasioni. Il caso ti sorride e lo assecondi. E' sabato sera, sei solo. Spira un vento gelido ma c'è un concerto alla villa comunale, due passi da casa tua. I Redrum. Sì, quelli che devi recensire. Proprio così, ti trovi a conoscerli live prim'ancora ti sia recapitato il cd. Scorgi cinque figuri vestiti di nero dalle creste tra il dark e il new wave, ti regala il lavoro d'esordio il chitarrista Emily Starget. E ti balena la formula del 2x1, di un'insolita criticronaca. Che sarebbe un peccato parlare di un disco senza raccontare quello che hai visto. Tanto più se avrai nella scaletta fedele un'alleata ideale. Per cominciare, allora, prendete il nome e anagrammatelo.L'unico indizio che sento di darvi è un film dove Jack Nicholson esce di senno. Penso ci siate arrivati. Detto questo, i ragazzi non propongono alcun genere orrorifico bensì elettronico. Sono nati negli anni '80 e agli 80's volgono cuore, occhi e orecchie. Dispongono, così giovani, di un ricco armamentario scenico e ne fanno consapevole uso, muovendosi da neo-manichini robot del terzo millennio. Synth, campionatori, sequenzer, vocoder e chissà quali altre diavolerie ti catapultano indietro di oltre vent'anni e sei lì a compiacerti di sonorità ancora attuali. Pensi ai Kraftwerk, azzardi un pizzico di Garbo ma non puoi ignorare i Depeche Mode nella figura soprattutto di Martin Gore, e quindi, di riflesso, quella di Andy dei Bluvertigo. I quali rimandano eco discrete di "Zero" in compagnia del primo Battiato sperimentale in "Pseudocinesi", traccia d'apertura. Poi "L'ombra", esempio azzeccato di elettronica dance. Episodi oscuri, sincopati, meno accessibili pur non privi d'ironia sono "L'importante è finire" e "Uscita d'emergenza", in cui compare campionato il celebre pezzo di "Ecce Bombo": "Vengo, no, non vengo, ma mi si nota di più se…". "I meandri della psiche" è malgrado il titolo un saggio vivacissimo con tripudio di effetti, mentre "Le monde est blanc" ricalca clamorosamente, almeno all'inizio, "I'm the ocean" dei disciolti Scisma. Il vento resta impietoso, ci saranno sì e no una ventina di anime pie, groupies, sottoscritto, tecnici e band precedente compresi. Mica si scoraggiano, i Redrum, anzi ci credono e danno il massimo. Seguono "Programmato 1 e 2", trionfo nonché piccolo capolavoro, diciamolo, di suggestioni intergalattiche che ti proiettano a bordo del Sigue Sigue Sputnik space rock, "Masse in movimento" dai caustici proclami di matrice sociale, "Effluvi" che scorre in realtà impalpabile e incolore.

L'ascolto casalingo, infine, ti riserva una ghost track spruzzata di moog. Ve li consiglio dal vivo, sono in gamba. Cinque istrioni che inneggiano al "Tutti per uno uno per tutti" passandosi di continuo il testimone in performances dalle movenze dinamiche e insieme granitiche. Marsia Malalingua, Cleo, Dardo, Emanuele, Emily Starget. "Che bello", ho pensato, "tre donne, ci vengo sì al concerto!" E no, ma va bene lo stesso.

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La recensione icona* di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-10-09 00:00:00

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