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album Easy Listening Okosama Starr

recensione Okosama Starr Easy Listening

2004 - Noise, Elettronica, Alternativo

RECENSIONE
12/10/2004

Elettronica d'autore. Mirano in alto, gli Okosama Starr, formazione di quattro elementi da Fiorenzuola d'Arda, nel piacentino. O perlomeno, non fanno il genere che ti ritrovi a fischiettare sotto la doccia o mentre ti annodi la cravatta. Ma come, non è "Easy Listening" il nome dell'album? Certo, e se hai orecchie buone capisci che sonorità lievi non debbano necessariamente schiuderti l'uscio al primo toc toc. In tal senso, visto l'equilibrio mirabile dei pezzi, sento di definire il gruppo, più che melody, harmony maker. Alberto Lambri è senz'altro artefice del costrutto di base, colui che traduce in sound della band larga parte di un tessuto costante di trame sottili, dilatate: tappeti di synth guarniti di rintocchi o al massimo rimbalzi di drum machine. Laura Turchi alla voce sopraggiunge incalzante, altre volte s'affaccia per ritrarsi composta. Un cantato, il suo, di cui arduo è cogliere il plot in quanto compendio di eco lontane, acidi straniati sussurri e scie di lamenti graduali decisivi però a lasciar le atmosfere sospese, spesso fascinosamente sinistre.

Vengono in mente Björk (per quanto più istericamente radiosa), gli ultimi Radiohead con Thom Yorke nelle perpetue lacerazioni interiori ma soprattutto il trip-hop dei Massive Attack quando ricorrono agli inserti femminili. Massimiliano Viciguerra, di raccordo, erige concentrici muri di chitarra elettrica, mentre Giovanni Fuochi rifinisce la sezione ritmica con apporti discreti di basso. Intriganti, avvolgenti, dunque ottime sono "Aloud", "Zed", "No warmth", "Room" ed "Expiry", in pratica la prima parte del disco. Nella seconda, il tutto sembra mostrare la corda, nel senso che l' ambient, è il caso di dirlo, resta un po' troppo uguale a se stesso senza mai un'impennata geniale. Ecco perché, in definitiva, mi viene d'accostare i loro suoni più a quelli ipnotici oscuri di Bristol che non alle intuizioni del folletto islandese o del meraviglioso ranocchio di Oxford. Ipotizzare poi non abbiano ascoltato Eno, sarebbe come dire che gli Okosama Starr fanno rap. Consigliati a luci soffuse o a quanti vedono nel buio la luce.

Tracklist

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