Niccolò Fabi Una somma di piccole cose 2016 - Cantautoriale, Folk

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Alla soglia dei cinquant’anni Niccolò Fabi è di nuovo - o ancora - alla sua maturità artistica

Quando si tira in ballo il concetto di maturità artistica viene sempre da storcere il naso perché non si capisce mai se poi da lì si può andare oltre se non facendo del manierismo (o sempre la stessa cosa). Con Niccolò Fabi la maturità artistica è un termine che era già stato utilizzato quando si trattava di parlare dei dischi precedenti. In “Ecco”, per esempio, la completezza sia dal punto di vista dei testi che musicale dava l’impressione che Fabi avesse trovato la quadra, la sua cifra espressiva. Il 22 aprile esce “Una somma di piccole cose”, l’ottavo disco solista di Niccolò Fabi, e ascoltandolo sembra quasi di trovarsi davanti a un concept album, uniforme, raccolto. Viene da spostarsi in America, viene da pensare a Sufjan Stevens o a Bon Iver, sia per l’uso folk della chitarra e dell’uso intimo della voce, sia per la gestione del progetto (Fabi ha suonato da solo tutto l’album e molte delle registrazioni sono provini, come ci ha raccontato in questa intervista). Il tema è quello caro al cantautore romano: la vita, privata e pubblica. Ma quella quadra già individuata in “Ecco” del 2012, in “Una somma di piccole cose” sembra essere toccata dalla mano di Re Mida. Testi che come un balsamo arrivano al cuore ma che riescono anche ad arrivare alla testa per l’immediatezza e la semplicità che hanno sempre certe frasi perfette, rotonde.

Niccolò Fabi esce da esperienze di volontariato in Africa e da lunghe tournée con i soci romani Gazzè e Silvestri, anch’essi fuori con un album solista dopo “Il padrone della festa”, il disco che dal 2014 li ha visti tutti e tre insieme. Per incidere la sua fatica Fabi ha scelto di ritirarsi in un casale lontano dalla città, per trovare il silenzio e per riuscire a tornare vicino a quella natura che infatti sembra entrare senza chiedere il permesso nell’artwork e in quasi tutte le tracce del disco ("Ha perso la città", "Filosofia agricola", "Una somma di piccole cose"). Come quando inverdisce la campagna in primavera: senza vergogna travalica tutto, senza confini. Ma c’è anche l’amore, quello che cambia ("Una mano sugli occhi"), quello delle parole banali che ripetiamo distratti ("Le Chiavi di casa"), quello che rimane anche se è finito tutto e qui non poteva che assomigliare al gioco che si fa con i bambini ("Facciamo finta"). E poi c’è la vita, quella là fuori ("Non vale più", "Le Cose non si mettono bene").

Alla soglia dei cinquant’anni Niccolò Fabi è di nuovo - o ancora - alla sua maturità artistica. Una maturità che evolve, che sposta l’asticella e non si ferma, dove entrano ispirazioni e contaminazioni ma che non cede mai alla ripetizione, alla copia e alla banalità dell’inseguire i gusti di quello che ormai è il suo pubblico. Un pubblico che anche grazie ai sold-out con i soci de Roma si è di certo allargato e che avrebbe potuto spostare il baricentro su qualcosa di più corale, collettivo, meno personale e intimo. Fabi non rinuncia alla sua cifra e soprattutto non rinuncia a crescere e arriva a concepire un album quasi perfetto che convince anche quelli che lo avevano - erroneamente - visto come uno dei tanti della brigata romana senza un quid troppo definito. Senza il pop cantereccio se non agli esordi, senza l’anthem generazionale, senza i ritmi balcanici, senza i giochi di parole. In questo “Una somma di piccole cose” Niccolò Fabi ci mette cuore, cervello e un momento creativo davvero luminoso. E stavolta parlare di maturità artistica è come aggiungere la lode.

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La recensione Una somma di piccole cose di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-05-05 10:00:00

COMMENTI (4)

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  • Fasomc 6 anni Rispondi

    Salve. .non sono d'accordo sul fatto che questo disco non rispecchi la musica del Fabi..se andate ad ascoltare la prima traccia potrebbe essere accostata ad uno dei suoi primi pezzi "sangue del mio sangue" mai suonata live poco conosciuta. ..ma di grande impatto..li c'è solo laggoubtat dell'orchestra..oppure somigliare ad "ostinatamente" che non ha un arrangiamento ricco, ma arriva secca come il testo...quindi io penso dopo aver trovato il suo punto centro. ..dopo aver mirato con l'arco nel disco Ecco(come dice l'articolo)..dopo aver prodotto una serie di album in progressione di rara bellezza dalla svolta avvenuta con la "Cura del tempo" che resta il suo spartiacque nella carriera. .abbia forse avuto bisogno di reimmergersi nella natura e ritrovare le sue radici andando proprio all'essenziale. ..molte volte troviamo scritto essenziale su un album di greatest hits..ma essenziale cos'è veramente? Motivi che restano cantabili nella testa radiofonici (gazze ha scelto questa strada..ma il primo gazze era autentico come è rimasto solo Fabi attualmente nel panorama italiano)..oppure andare dritti per la propria strada? ? Ricercare un suono diverso acustico ma anche elettrico senza bisogno di clamori??? A noi ascoltatori l'ardua sentenza. ..io preferisco "Novo mesto "secondo me inarrivabile dal punto di vista musicale..ma questo album ci insegna che tutto si può ribaltare e mettere in discussione anche per un artista ormai affermato....
    ultima nota..secondo me non dovremmo sempre stare a cercare un riferimento estero nei lavori dei nostri cantaurori..se ascoltate la prima traccia sembra quasi cantata da Senigallia(un ritorno all'origine per l'appunto) più che Bon iver

  • max10 6 anni Rispondi

    D'accordissimo con le due recensioni qui sopra, aspettavo il disco nuovo con trepidazione ed invece questo intimismo esagerato praticamente di sola chitarra e voce sinceramente mi irrita un po', meglio il Silvestri di "Acrobati" ed il Gazze' di "Maximilian" almeno piu' coerenti nella loro linea musicale....

  • musicalmenteparlando 6 anni Rispondi

    sono d'accordo con maxavo ... c'è troppo bon iver e troppo poco fabi ...
    sono deluso da questo disco, fabi è un artista vero, originale, e non dovrebbe disfarsi nelle imitazioni di concetti e sonorità altrui – dovrebbe solcare la propria strada (una fatica molto più dura dell' isolarsi per due mesi in un paesino di campagna, come fece bon iver, ormai quasi 10 anni fa ...).

    avanti, fabi, da solo on in compagnia, in campagna od in città ... l'importante è che al timone ci sia tu.

    PS a proposito di "plagi" e per far capire quanto originale sia Fabi: una parte della melodia di Fix You (Colplay © 2005) è rubata da Mimosa (Fabi © 2003) ... se fossi in lui farei causa

  • maxavo 6 anni Rispondi

    Nel suo ultimo album NIcolo Fabi decide di lavorare "per sottrazione", giocandosi la carta dell'intimismo acustico e cercando di entrare nel solco di autori come Bon Iver,Suffjan Stevens o Devendra Banhart, col risultato di sottolineare, suo malgrado, cio che non c'è piuttosto che cio che c'è. Onestamente, non amo molto gli album figli di una direzione precostituita, dove la musica viene piegata e ghettizzata da tale scelta, e questo non fa eccezione.
    Per quanto apprezzi moltissimo Fabi, in questo caso non posso esimermi dal pensare cosa sarebbe stato, questo album, se, ad accompagnarlo, ci fosse stato il comparto musicale di sempre; se la musica avesse potuto arricchirsi di strumenti aggiuntivi quando necessario piuttosto che doversene privare per entrare in un album " a la Boniver". La musica deve trovare il suo corso nel sentimento prima che nella ragione e "organizzare" il primo in funzione della seconda difficilmente porta buoni risultati. fare un album "intimista" non significa usare chitarra e voce, ma raccontare qualcosa di se nella maniera che "quella cosa" richiede, che spesso è una batteria, un basso o un bell assolo di chitarra. Togliere tutto in funzione di una direzione "stilistica" puo anche essere figlia di un esigenza personale irrimandabile, ma ha come effetto un album musicalmente troppo schematico, seppur gradevole e non privo dei soliti ottimi testi e di buone melodie che, però, svestite di tutto, risultano spesso come un corpo nudo in mezzo alla neve.
    Citare Bon Iver e definirlo "acustico" è un errore in quanto il tappeto sonoro dei suoi pezzi è ricchissimo, e l'intimismo è dato dall'equilibrio dei toni tra "gli"(plurale) strumenti e la bella voce dell autore. Se non si voleva che questo album fosse identificato come l album "a la Boniver" di Nicolo Fabi bastava farlo "a la Fabi", che magari era meglio di quello di bon iver invece che "liberamente" ispirato da.
    Il fatto di dover aspettare altri uno- due anni per poter riascoltare un album "vero" di Nicolo Fabi è la cosa che piu mi rammarica, perchè della "sua" musica io ne ho bisogno. E allora aspetto il prossimo, con pazienza.

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