16/10/2004

C'è una parola stuzzicante che richiama come poche, a mio parere, l'idea del ritmo, del ballo.

Un suono gagliardo, assolutamente latino e sfrenato: Patchanka. Nato da una costola della Musica Popolare, questo genere ha avuto nei Mano Negra e Les Negresses Vertes fieri paladini, e può tuttora vantare nei nostrani Mau Mau credibili interpreti. Festoso saporito calderone che mescola ingredienti reggae, dub, ska, rock steady e cuginetti vari. Il sud della musica, se mi passate il termine. Poi c'è il Pachanga, ballo cubano, ma è un'altra storia. A noi interessa quella dei Namasté dalla provincia di Bergamo.

La foto all'interno del cd li ritrae in una posa talmente abusata da risultare démodé. Un capolavoro di artificio: uno accanto all'altro a guardare punti differenti dello spazio. A parte questo particolare, la band ha una certa originalità. Intendiamoci, con la Giamaica a riferimento, non puoi aspettarti voli pindarici. Ammetto però che i sette giovanotti sanno raccoglierne, in un amalgama accorto, stile, passione, umori e sudori, senza disdegnare aperture a sonorità mediterranee (raï algerino in testa), o figlie di quella terra di confine franco-spagnola il cui idioma ha reso lo stesso Manu Chao apolide di fama. Inoltre, l'apporto di Roberto Servalli alla tromba e al flicorno soprano induce rispetto, lasciando intuire una discreta statura artistica.

I capitoli più convincenti dell'album appaiono "Intorno a me" (con riff di chitarra western in stile Ghigo Renzulli "Prima guardia"), "Pompeo" (impeccabile, anche se è difficile non pensare ai Pitura Freska), "Oro" (con fiati saltellanti a mo' di marcetta balcanica soltanto più melodica), "Africa" (definita poeticamente ma con eccessivo eufemismo, "Cavallo di sole"). "Nel vento" contiene se non altro buone liriche. "Coriandoli" è ideale per pogare ma c'è un bozzetto di Amsterdam da fattone becero in trasferta tipicamente italiano: "Amsterdam è il profumo dell'erba la mattina, è la puttana in vetrina, è l'acqua che scorre nei canali…". "La pornographie", contro le degenerazioni della modernità, ha in apertura un'atmosfera da fiaba impreziosita da fraseggi di flauto e basso tuba. Il limite degli ultimi tre pezzi citati, semmai, è di emulare oltremodo lo stile della Bandabardò. Restano le ciambelle meno riuscite "Le zanzare" e "Schegge dipinte", anche se della seconda terrei a ricordare, dallo spagnolo: "Ho dipinto casa intorno a te, l'ho fatta senza muri perché è insieme a te che voglio veder l'alba". Le uniche due che ho trovato deboli, dicevo. Sì perché quando t'imbatti in un genere ben definito (pur con le sue variabili), qual è il reggae, magari speri non sìano tutte uguali, le canzoni. Che poi ti rompi esattamente quelli. Eppure sono "Schegge dipinte" e "Le zanzare", più autoriali delle altre e concepite immagino per tracciare una strada alternativa, ad avvincere poco. Come dire: se vuoi restare nella grande famiglia Patchanka, devi restarle fedele.

Tutto sommato piacevoli, i Namasté. A tratti freschi. Più spesso sapienti replicanti.

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La recensione Namastè - Recensione - Coriandoli nella notte di Blonde è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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