26/05/2016

Le ultime due volte in cui ho deciso di recarmi a Bolzano sono stato protagonista, contro ogni mia volontà, di situazioni piene di thrilling: la prima volta rischiai un’intossicazione da esalazioni di etanolo, mentre durante la seconda mi ritrovai a Trento, forse la fretta si rese artefice di questo tiro mancino, però così a primo impatto lo shock fu sì lieve, ma comunque molto intenso nel breve termine. A distanza di anni ho nuovamente a che fare con quelle zone o meglio con un prodotto, che non sia dello yogurt o uno strudel, di quelle terre e posso constatare, con incredibile meraviglia, che la conformazione geofisica del Sud Tirolo è sostanzialmente cambiata nell’ultimo decennio, ben diversa da come la ricordavo: la zona prealpina è stata sostituita da circuiti stampati presi in prestito da strumenti Roland anni ‘90, mentre la vegetazione, che cresce rigogliosa, ha un sistema linfatico basato sulla fermentazione delle Duracell AA usate per alimentare le tastiere Bontempi o almeno è quello che si evince dalle sonorità di questo disco.

Il secondo lavoro ufficiale dei Pop X si presenta in una veste completamente diversa dal solito, tutte le tracce sono interamenti strumentali, perciò la loro componente più saliente, quella sense/non sense dei testi, viene a mancare totalmente. Se dovessi cercare di descriverlo al meglio potrei dirvi che ad un primo ascolto suona come una perfetta colonna sonora per un coast to coast ad 8 bit nel Mar Adriatico, capace di renderci protagonisti di un viaggio che unisce il folkore delle melodie popolari di Tirana, quelle più avvezze a Hit Mania Dance, a quello tipico dei canti dei raccoglitori di mele della Val di Non. In alternativa se mai fossimo degli estimatori di una replica androide di Reinold Messner - tra l’altro a lui dedicata una traccia dell’album - potremmo incamminarci verso qualche vetta delle alpi altoatesine; anche qua il duo trentino dedica due passaggi musicali al Pizzo Bernina, vetta più imponente delle Alpi Retiche, ed al gruppo montuoso del Catinaccio meglio conosciuto come Rosengarten. "I Belong to You" - che no, non ha niente a che fare con Lenny Kravitz - si presta a molteplici utilizzi anche al di fuori del contesto montano o dell’asse folkoristico Italia-Albania, perché è un album che se pur privo di qualsiasi orpello vocale mantiene un pathos a metà tra la spensieratezza di un picnic alpino a base di schiuma party anni ‘90 & Canta Tu e la malinconia che ti assale durante i giorni d’autunno, proprio quando ti vengono a mancare i picnic fatti ai piedi delle Alpi.

Un esempio lampante? “Esodo dalla Val Venosta” capace di farti vivere a pieno quei momenti, tanto da poter sentire la bruma avvolgerti ed intrappolarti, ma pure “Il pifferaio di Caldaro” di grimmiana memoria e con il suo andamento da valzer ti spezza un po’ il cuore . Non vorrei esagerame, ma questo è un disco che potrebbe essere stato commissionato dalla proloco in collaborazione con la Nintendo, un lavoro capace di esaltare i valori delle comunità focolarine e quelle montane della Val Venosta. Adesso, dopo averlo ascoltato innumerevoli volte, mi ritrovo ad avere una dipendenza compulsiva da mele e la voglia di trasferirmi in Alto Adige, quindi una volta che premerete play state attenti a non scivolare sul tasto forward perché potreste ritrovarvi nelle mie solite condizioni.

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