Lombroso s/t 2004 - Rock, Pop, Alternativo

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Il disco che avrebbe scritto Battisti se avesse ascoltato gli Afterhours.

Dovevo togliermi la soddisfazione di cominciare con questa frase, a costo di stracciare la mia credibilità, ma vi assicuro che l'iperbole non è poi così assurda se riuscite a dimensionarla e attenuarla con buon senso. Nessun capolavoro, intendiamoci, ma questo album dei Lombroso sa riconciliarti con tante cose ormai disperse. Un disco inattuale eppur prezioso nella sua freschezza. Lontano dalle mode per attitudine. Fatto di canzoni fuori tempo massimo. Scritto proprio come si faceva una volta, quando i cantautori italiani erano importanti ma cominciavano a scartare con curiosità i vinili americani, nel tentativo di capire meglio quella faccenda chiamata hard rock. Anni'70 dunque. Ormai ci siam stufati tutti di parlarne, ma è tanto difficile lasciarli in disparte. Ciffo e Nascimbeni non si vergognano affatto di impantanarsi in un'esternazione anacronistica e si lanciano in una restaurazione ad arte dei suoni che furono. Il risultato è un disco suonato oggi come fosse di trenta anni fa. O quasi.

Canzoni ruvide e passionali, racchiuse in arrangiamenti d'altri tempi. Quelli che non tutti sanno fare. Perchè devi saper suonare senza arpeggiatore. Toccare le corde della chitarra senza nasconderle dietro feedback processati. Incastrare ritmica e tono. Evidenziare gli accenti e rendere brillanti gli intrecci vocali. Musica difficile, che gli indietronici dei blog non saprebbero da dove cominciare per suonarla. Perchè bisogna avere gusto e precisione. Passione e attenzione. Regolare le sfumature con muscoli e polpastrelli e non con switch digitali. Trasformando in suono anche il contatto tra pelle e strumento. I Lombroso lo fanno strappando applausi, peccato non riescano ad essere realmente ispirati, altrimenti questo disco sarebbe un gioiello. Gli intrecci melodici talvolta sono irresistibili come solo Beatles e Beach Boys, ma lo spessore della scrittura barcolla. Anche le citazioni del beat sono impeccabili e piacerebbero ai Rokes, ma alcune pesanti lacune nei testi ne compromettono l'intensità. A tratti potrebbero ricordare una versione raffinata ed intellettuale de Le Vibrazioni, con meno spunti radiofonici ma molta più classe e profondità, nonostante siano soltanto in due.

Un disco convincente che vive per conto proprio. Chiuso in un piccolo ambiente autonomo. Forse non ripetibile in futuro e difficilmente in grado di lasciare un segno sulla lunga distanza, ma nel breve periodo può davvero riempirvi di grandi soddisfazioni. Ascoltatelo.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-10-20 00:00:00

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