Mambassa s/t 2004 - Rock, Pop

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A due anni di distanza dal precedente “Mi manca chiunque”, e ad uno dall’ep “Il cronista (e altre storie)”, i Mambassa tornano con i loro racconti in musica. Sono tali, infatti, quelli scritti da Stefano Sardo e dai suoi compagni d’avventura, dove la capacità di scrittura del leader è notevole, fluida, istintiva, meticolosa. E nel nuovo lavoro si distingue per eterogeneità, considerato il fatto che non esiste una linea tematica comune fra i dieci brani, essendo ognuno storia a sé.

Rispetto al lavoro precedente, il disco omonimo prosegue nell’impostazione rock della formazione di Bra, ma riduce all’essenzialità gli ospiti. Laddove in “Mi manca chiunque” intervenivano membri di Sushi, Subsonica, Tribà, Africa Unite, Mau Mau ed altri, che contribuivano a rendere più variegati i suoni, qui gli interventi esterni sono ridotti all’osso: un contrabbasso, una voce femminile e un hammond. In pochi brani, come ad esempio in “L’antidoto”, pezzo strappalacrime con pianofote e linea vocale che pescano dallo stile Coldplay, la chitarra pinkfloydiana, il contrabbasso ombroso, l’hammond di Davey Ray Moor.

Già, Moor. Come nel caso di Cristina Donà, anche per il quintetto della provincia di Cuneo, l’ex Cousteau si è scomodato per produrre il disco. Una produzione che lascia il segno, rendendo il lavoro più raffinato, più maturo, più personale. Magari meno rock‘n’roll degli altri lavori, forse anche meno crudo, comunque molto studiato e curato nei particolari, anche se emerge tra le parole di Stefano Sardo qualche incertezza sulla scelta tra ragione ed istinto (“Mi metto a ragionare e invece io dovrei lasciarmi trasportare”, canta).

Il disco è diviso in due: i primi cinque brani si muovono tra ballate e spunti rock, a volte spinti fino all’hard, caratterizzati dalla ruvidezza di chitarre e sezione ritmica (“Canto nel sonno”). La seconda parte è più intimista, dove il ritmo lascia il posto alla delicatezza, ai sussurri, ai perché, alle delusioni d’amore. Fra le tracce si distinguono la già citata “L’antidoto”, primo singolo dell’album, e “Senza respiro”, mentre lascia un po’ interdetti il falsetto della song d’apertura, “Una storia chiusa”, non proprio azzeccato - anzi, persino fastidioso - al quale avremmo preferito la voce naturale del vocalist.

Ed ora aspettiamoci la versione inglese di “Mambassa”, come già successo per l’ultimo album di Cristina Donà. Una scelta positiva o meno? Essendo un discorso prettamente commerciale, lasciamo ai dati a consuntivo il riscontro…

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-10-22 00:00:00

COMMENTI (6)

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  • fra 16 anni Rispondi

    Anche secondo me è stata una scelta di cattivo gusto iniziare il cd con quella canzone!
    Secondo me però una nota positva "una storia chiusa" ce l'ha. Il pezzettino alla fine della canzone dove Stefano smette di cantare con le palle strizzate, mi fa venire i brividi è veramnete bella (però dura poco)..ciò non cambia il fatto che se la poteva risparmiare! :[

  • faustiko 16 anni Rispondi

    - sì, beh... la prima é orrenda poi... senza senso!! però, cazzo.... anche loro: mettono quella traccia ad aprire il cd? ti rovina il resto, lo influenza.... :=

  • fra 16 anni Rispondi

    tu fai come me...la prima la salto sempre...e vedrai che l'ascolto è decisamente più piacevole! :]

  • faustiko 17 anni Rispondi

    - che scemo che sei... :) dicevo per dire, siccome le canzoni dei mambassa in generale non mi dispiacevano...

  • acty 17 anni Rispondi

    ...scusa Fausto ma... se "più lo ascolti più ti inorridisce", tu ascoltalo un po' di meno o cambia disco no? cazzo lo ascolti a fare? :)


  • faustiko 17 anni Rispondi

    a me 'sto disco qua non piace proprio! il falsetto della prima traccia più lo ascolto e più mi inorridisce... ma era proprio necessaria una scelta stilistica del genere'