06/12/2016

“C'è una profonda differenza tra un astronauta e un cosmonauta: il primo è un libero imprenditore del coraggio, il secondo un adepto operaio del progresso interplanetario”.
Signore e signori, bambine e bambini, benvenuti nella guerra fredda e nel mondo visto da un piccolo aspirante cosmonauta. Cosmo-, non astro-, come si diceva nella metà comunista del globo. Benvenuti nel sogno fantascientifico di uno spirito ingenuo che scorrazza in bicicletta col naso all'insù (qualcuno ha detto “Stranger Things”?), guarda i cosmonauti veri che si allenano nel parco, fantastica sulle imprese di Gagarin e le riproduce con effetti speciali casalinghi e tanta fantasia, tenero Major Tom filosovietico perso fra stelle catodiche che mangia pillolette e scrive storie di collaudatori di mondi extrasolari, cani alieni e piccoli screzi tra pianeti feroci e le fa cantare al suo robottino mentre lui suona tutti i giocattoli elettronici che ha a disposizione. Perché le sigle dei cartoni animati spaziali non gli bastano, lui se lo vuole creare da solo il suo cartone, e soprattutto comporre la colonna sonora, acchiappare i suoni che sentirebbe dentro e fuori la sua astronave (cosmonave?), acchiappare i suoni e le voci di una gita su qualche pianeta sconosciuto, mischiare tutto in un delirio anni ottanta e farti venire una voglia irresistibile di fare una megamaratona di Capitan Harlock, Goldrake, Galaxy Express 999, con annessa partitona a Space Invaders mangiando Big Babol in compagnia di un modellino di Mazinga Z. Benvenuti nel toy world spaziale di Cobol Pongide.

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