Makoto Holmberg Slow Night 2016 - Elettronica, IDM, Ambient

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4 pezzi originali più due remix da ascoltare assolutamente, in forma ripetitiva, quasi ad uso terapico

Un proprio intimo e personale disegno, l’architettura di un ponte immaginario tra le nuvole degli Heterotic, la dimensione metallica e urbana dell’ultimo Burial, con i cavi di tiraggio dei crescendo moderatiani, il tutto in perfetta geometria, costruzione e pulizia del suono. L’esordio di Makoto Holmberg, moniker del napoletano Andrea Apicella (derive post punk e basso suonato qua e là in qualche band), è un solido trucco visivo d’illusione di quelli che lasciano interdetti ma felici tra i  pacati canoni dell’ambient e oscure digressioni idm.

La slow night di questo primo lavoro si muove emozionale e d’impatto in un elettronica d’autore splendidamente eseguita, i nomi citati qualche riga fa in questa, per alcuni versi difficile, triangolazione, non sono solo nomi di riferimento dell’elettronica mondiale che uno si spende in caso voglia fortificare un giudizio più che positivo; tutti insieme questi tre nomi sono esempio di una musica che esce dal cuore (come nel film "Dio esiste e vive a Bruxelles", per rendere l’idea) e trasmette lo stato d’animo agitato di chi combatte una battaglia personale in equilibrio imperfetto tra giorni blu e giorni vivi, tra muri fissati in silenzio e lenta ripresa. Per questo inutile fermarsi su tecnicismi e descrizioni industriali, sul tipo di suono che questo produttore regala per 6 pezzi, né soffermarsi troppo sulla bella intuizione di Syneteke Records che da Milano va a pescare a Napoli in una delle migliori fucine nazionali della musica elettronica: instancabile nello sfornare talenti proseguendo in una tradizione che parte da parecchio tempo fa. 

La musica di Makoto Holmberg  non necessita di una profonde catalogazione sui generi né di grosse chiacchiere su pattern o synth, è elettronica visiva (non per altro inizialmente pensata per una dimensione unicamente live accompagnata da immagini) che esce tumultuosa quasi come atto di ribellione più a se stessi che al circondario quotidiano. È assieme voglia di rivalsa e presa di coscienza dell’animo, un luna park dismesso dai colori slavati che lentamente si rimette in moto  tornando a distrarre e a liberare fino alla fine dell’ultimo gettone, per poi fermarsi e ripartire in un moto continuo sempre in bilico tra paranoie e felicità. 

4 pezzi originali  più due remix da ascoltare assolutamente, in forma ripetitiva, quasi ad uso terapico. in attesa del primo album Makoto Holmberg è il nome più promettente che ci sentiamo d’indicare tra quelli e sono tutti di assoluto valore che si sono affacciati fin qui nel 2016.

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La recensione Slow Night di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2016-07-25 10:00:00

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