06/06/2016

Detto Mariano è uno dei grandi nomi della musica italiana. Arrangiatore di Adriano Celentano negli anni del Clan (“Sei rimasta sola”, la prima realizzazione; “Prisencòlinensinàinciùsol”, il successo più grande) e di Lucio Battisti negli anni alla Ricordi (“Mi ritorni in mente”, “Acqua azzurra, acqua chiara”, “Fiori rosa, fiori di pesco”...), coautore di Don Backy (“L'Immensità”, “Canzone”...), autore di sigle di cartoni animati sul finire degli anni '60 (“Mazinga” su tutte), tra gli anni '80 e '90 si è dedicato in modo deciso alle colonne sonore per il cinema, già da tempo frequentato (un titolo? “Yuppi Du”), con film come “Ratataplan”, “Il bisbetico domato”, “Mia moglie è una strega”, “Delitto al ristorante cinese”.
Da tempo si aspettava la prima stampa della colonna sonora di “Amore tossico”, film realtà del 1983 sul fenomeno della tossicodipendenza da eroina, che presenta la particolarità di essere interpretato da tossici o ex tossici veri. Oggi Penny Records / Goodfellas la offre a tutti e quello che ne esce fuori è un disco affascinante per certi versi, deludente per altri. Partiamo da questi ultimi: come spesso accade (ma non sempre), per le colonne sonore, tutti brani sono estremamente brevi, tanto che, su 30 complessivi, solo uno supera i due minuti e ben 11 sono inferiori ai 30 secondi. Ciò è facilmente comprensibile (i brani sono stati composti avendo in mente il minutaggio delle scene), ma rende oggettivamente difficile l'ascolto. Salva un poco la situazione il fatto che alcuni brani siamo strettamente legati fra loro. Ma, insomma, questa caratteristica compositiva farà certo felici gli appassionati della library music e chi necessita di campionamenti di grande musica italiana del passato, come non se ne compone più, specie per il cinema. E però gli altri? Insomma, il disco non pare destinato a una grande diffusione.

Di positivo, come accennato poco su, c'è però la musica, che ci evoca l'epoca della grandi colonne sonore del cinema italiano: quello di Detto Mariano non è uno dei nomi più citati, ma “Amore tossico” dimostra, per chi ancora non conoscesse il compositore marchigiano, di avere tutte le carte in regola per farlo assurgere all'Olimpo degli Umiliani, Piccioni, Micalizzi. Rimane un gradino sotto ai Bacalov e ai Morricone: e, anzi, brani come “Affannosa ricerca di un limone” e “Cesare cerca di recuperare i soldi di Michela da Teresa” mostrano qualche consonanza con la produzione più sperimentale e destrutturatamente funk del compositore romano. Gli echi da “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, insomma, si avvertono. Con questo non voglio dire che Mariano sia un epigono: sbaglierei di grosso. E anche la molteplicità delle fonti di ispirazione lo testimonia: la ripresa di “E vabbé dai... l'ultima pera...” e “Cesare vuole morire come Michela”, della cellula cromatica del “Preludio” del “Tristano e Isotta” di Wagner non solo evoca un grande amore finito tragicamente, ma, mancando dell'esplosione armonica dell'orchestra, sostituita prima da un ostinato di chitarra elettrica e poi da un lento spegnersi delle percussioni, suggerisce il vuoto della passione e l'avanzare del vuoto della morte. Grande raffinatezza.
In definitiva, un album di valore, però, decisamente, non per tutti, nemmeno nell'ambito più interessato al genere.

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