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RECENSIONE
11/07/2016

“È difficile farsi ascoltare, è difficile esprimersi se non si ha mai niente di interessante da dire. Le parole importanti sono sempre a due passi e poi passano via nelle bocche degli altri”
Gabriele Blandamura in arte Mai Stato Altrove (dove l'altrove è la musica) sa farsi ascoltare, anche se pare sempre un po' scusarsi di non avere un granché di interessante da dire, o magari ci riesce proprio per questo: perché certe volte “le canzoni non servono a niente”, se non a riflettere i nostri pensieri fatti in tangenziale, i sogni che nascono al mattino e muoiono di pomeriggio, gli amori che non hanno bisogno di troppe parole...
E allora a qualcosa serve anche questo disco, che ci parla, semplicemente, delle nostre “City Life”. Ce ne parla con un linguaggio minimalista, moderno e ritmocentrico. Quello parlato da un musicista a cui piace guardarsi intorno e prendere quello che lo ispira e gli serve, anche in posti che secondo alcune concezioni chiuse e settorialistiche sarebbero lontani, su tutti quello che dà il titolo all'album: non si tratta di un vezzo né di un nonsense infatti, ma di una chiara dichiarazione dell'intento di innestare canzoni pop e tradizione cantautorale su un terreno di beat e arrangiamenti di prevalente matrice hip hop. Un riferimento che potrebbe venire in mente è Damon Albarn, ma ripensandoci è meglio lasciar perdere i nomi, che sarebbero forse troppi e troppo variegati, e prendendo anche noi in prestito un po' di terminologia, dire che questo debutto ha un gran bel flow.

Tracklist

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