10/08/2016

I Plastic Light Factory sono una band di Mantova, ispirata prettamente ai suoni dell’indie rock britannico di metà 2000. Nonostante siano fuori tempo massimo con idee non ancora troppo lontane da poterle considerare riattualizzate, né troppo moderne da poterle percepire come novità, il gruppo sfodera un’ottima capacità complessiva nella stesura dei pezzi in sintonia con brillanti arrangiamenti e lodevole pronuncia per il genere proposto.

“Colour of the Morning”, prende in prestito la vitalità dell’indie più scanzonato dei Rooney e Kooks, ma è grazie alla traccia “Oceanic Trench” che arrivano gli elementi più rilevanti come la presenza dell’organo, vero tratto distintivo del pezzo, riuscendo a cavalcare con disinvoltura l’essenza delle melodie dei Beach Boys, senza però copiare la matrice stilistica rock n' roll della band californiana. Gli andamenti ritmici rimangono sempre piacevoli, e “Little Adventures” apre ai cori per una voce profonda mantenuta fedele negli effetti a quella di Alex Kapranos. Il disco si chiude con un sound più sgranato nelle chitarre ma orecchiabile sugli esempi di “Robyn” e “Jakiteko”, marcando in modo ancora più incisivo la cadenza del pezzo di chiusura e lasciando sfogo alla coralità di un ritornello lanciato senza indugi.

Date le premesse iniziali, la luce di Hype non viene mai offuscata dalle palesi influenze che contraddistinguono l'ep. Al contrario ne esce come un progetto convincente dove i Plastic Light Factory dimostrano una completa padronanza e costanza del proprio repertorio.

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