album I killed Someone - iyv

iyv I killed Someone


2016 - Rock, Grunge, Alternativo

iyv
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23/09/2016

Nei panni di “critico”, c'è un aggettivo che più di altri ribolle spesso nella mia testa: “triste”.
Ma questo non perché io abbia spesso a che fare con dischi che si fregerebbero a pieno titolo di questo attributo. Anzi: è proprio il contrario.
Mi piacerebbe, a volte, trovare un album in cui proprio non puoi salvare nulla, o un artista di cui proprio non puoi parlar bene. Nemmeno per simpatia. Nemmeno per parentela.
E invece niente: tutti dischi impeccabili. Soprattutto tra gli esordienti. Soprattutto tra gli artisti indipendenti. Per questo è “triste”.
Perché se anche in basso ci fosse roba da dissenteria, allora non dico che giustificherei il pattume musicale che sala a galla alla portata di tutti, ma almeno sarei disposto a tollerarlo di più, consolandomi del fatto che esiste roba peggiore che nessuno ascolterà mai.
E invece no: è l'esatto opposto. E ogni volta che mi capita tra le mani qualcosa di veramente buono che tutti dovrebbero conoscere ma che così non è, allora ecco che immancabilmente, dopo l'incazzatura, arriva lo sconforto.
Inutile dirlo, questo è il sentimento che ho provato ascoltando il nuovo album degli Iyv.
Di marcato stampo post grunge, “I've killed someone” è un disco a cui davvero non manca nulla: è colto, solido, impegnato, registrato bene e suonato con una passione che si sente vibrare dalle prime note di “The Night I have to see” fino agli ultimi secondi di “life deceiver”, per un totale di cinquantasei minuti di cui nemmeno uno risulta vuoto, e nemmeno superfluo.
Tutto è ben strutturato, e caratterizzato da uno stile musicale a metà tra i Pearl Jam e la Dave Matthews Band, per nulla privo di elementi originali, dove delicati arpeggi acustici sanno sfumare in riff di rara potenza senza inciampare o creare contrasti, ma anzi toccando un livello di armoniosità difficilmente raggiungibile.
“I've killed someone”, in poche parole, è l'equivalente di un dolmen destinato a sopravvivere al deterioramento del tempo per generazioni intere, fino ad arrivare agli occhi di civiltà che magari non ne capirebbero il significato, ma che sicuramente ne riconoscerebbero il valore e la bellezza.
O almeno è ciò che meriterebbe.
In ogni caso, sopravviverà nella mia libreria musicale ancora per un bel po'.
Giusto per renderla un po' meno triste.

 

 

Commenti (1)

  • rasman 10/01/2017 ore 18:25 @rasman

    bellissimo disco raga..complimenti!!

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