07/11/2004

Le prime note di Vivo per me, brano di apertura dell’omonimo album degli Altrogiro, suonano familiari. Rimandano a qualcosa di già sentito: qualcosa che un orecchio educato al rock melodico non fatica a riconoscere. In generale il pezzo non dispiace, se non per il cantato, che cala di tono nel refrain: un inefficace Vivo per me, solo per me. Ma è il brano migliore dell’album, Ok se non mi vuoi, a svelare l’arcano. La principale fonte di ispirazione del vocalist Lorenzo Urbani è direttamente Eddie Vedder, anche se l’uso dell’italiano allontana la band laziale dall’influenza dei Pearl Jam per avvicinarla ad esperienze più prettamente nazionali. Il rischio maggiore è quello di essere travolto dall’ascendente di una personalità di spicco nella scena rock italiana come Luciano Ligabue: cosa che può deliziare o infastidire l’ascoltatore.

Tale influenza è evidente nel sentimentale pezzo conclusivo Raggio di sole, qualitativamente inferiore ai primi due brani.

In definitiva gli Altrogiro si dimostrano convenzionali. Mancano di originalità probabilmente a causa di un eccessivo attaccamento ai loro modelli. Ascolti differenti e una dose maggiore di determinazione aiuterebbero la band a liberarsi dal riverbero di questi, per creare e definire un’identità propria.

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La recensione Altrogiro - Recensione - s/t di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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