26/10/2016

È sempre più raro trovare artisti in grado di suscitare la condizione tipica dello stupore. Se è vero che tutto ciò che fa parte della nostra cultura musicale può diventare ‘oggetto’ del linguaggio della nostra epoca, "One Second Of the Universe" dei Cosmic Bloom, è un disco non solo contemporaneo, ma anche candidato ad essere senza tempo, immortale.

Registrato nel febbraio 2016, fra Parigi e Pordenone, "One Second Of the Universe" è il terzo album dei Cosmic Bloom: un atto performativo, poetico e musicale che continua sì il percorso emotivo cominciato con "Soul Service" (2014) e "Star Of The Last East" (2015), ma allo stesso tempo denota una maturazione nell’impronta del sound. Il dolore di una voce femminile (Emma Grace Arkin), che sembra provenire da tempi remoti e mitici, apre l'album (accompagnato dal tocco di una chitarra acustica, tocco ostinato e deciso sulle corde), con il brano "Saturn’s Kiss from Venus": il titolo della canzone (e delle seguenti dieci tracce) insieme a quello del disco, ci fanno capire che non siamo davanti a un semplice lavoro musicale, ma davanti a un progetto teso verso l’alto, un’ascesa metaforica e letterale: si tratta di un viaggio cosmico, meditativo, spirituale e fisico.

I testi, nella loro brevità (caratteristica ormai codificata della band) sembrano non rappresentare il fulcro del loro progetto neanche in questo caso, bensì fanno da cornice e da accompagnamento a qualcosa di inafferrabile: la composizione musicale. Ma quando sono presenti, ad esempio in "Temple", e la voce femminile intona la frase close my eyes, abbiamo l’impressione di ascoltare un incrocio sublime fra la calda profondità vocale di Bjork insieme all’assoluta intensità canora di Annie Lennox. Senza escludere quella maschile (Jesus Manuel Baldassare) che, da un’atmosfera vagamente gitana nel quarto brano ("Soul Service"), passa da un’impronta energica che richiama alla mente Eugene Hütz dei Gogol Bordello, a un'intonazione della voce commovente, delicata e quasi impercettibile, nel cammino verso la redenzione morale in "The Redeemer".

Il linguaggio musicale è come l’arte visuale: è possibile descriverla, ma le parole non saranno mai soddisfacenti e sufficienti per esprimere pienamente il moto dell’anima che ci pervade. Il suono dei Cosmic Bloom è come una piacevole torre di Babele, in cui il violino, la chitarra acustica, le percussioni, il flauto, si associano e si sovrappongono allo stesso tempo, dando vita a un idioma mondiale che è concretamente esportabile internazionalmente. In un crescendo sonoro, accompagnato dal turbinio di emozioni che spingono al pianto, al sospiro e alla speranza, l'identità del violino (soprattutto nel brano "Costant Flow"), mostra tutta la sua eleganza: si ha l'impressione di ascoltare un componimento classico ma condito di sfumature che illustrano, sorprendentemente attraverso la musica, la frenesia di cui siamo prigionieri nel nostro quotidiano.

Che siate in ufficio, sul divano o a letto, se nutrite il desiderio di intraprendere un viaggio restando fermi, "One Second Of the Universe" dei Cosmic Bloom, è l’album che fa per voi: 36,27 minuti di sospensione trascendentale.

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La recensione Cosmic Bloom - Recensione - One Second Of the Universe di Mariachiara Oliva è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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