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album A Simple Present - Milo Scaglioni
07/10/2016

Folk intimistico e nostalgica psichedelìa sono i due versanti su cui pencola la vettura di Milo Scaglioni, diretta verso paesaggi che hanno l’odore di verdi brughiere o di sconfinati campi di cotone, a seconda che la musica di "A Simple Present" rievochi, in quel dato istante, il Nord Europa o l’altra parte dell’Oceano Atlantico.

Beatles, per fare un nome che ha a che vedere con il Vecchio Continente; altrimenti Van Morrison e The Doors. Non stonerebbe neanche nominare i Beach Boys, quelli già scesi dalle tavole che calcavano le onde californiane degli anni ’60, per seguire la scia di un pop più curato e azzimato, che trovava in quel famoso "Rubber Soul" la sua epitome perfetta. “Stone Cold Sober”, da questo punto di vista, è un chamber-pop dei tempi ormai andati.
Intimismo e derive psichedeliche dunque, tra tanti alti e pochi, pochissimi, bassi. Tra i primi spiccano “Sea Of Misery” (che sul palato lascia un leggero retrogusto Radiohead-iano) e “Enough is not enough”, perché subissano tutti gli altri ed esemplificano perfettamente i due versanti di cui si parlava poco sopra.
L’ultima traccia del disco, nonché il punto certamente più alto, è una suite progressive, dalle venature jazzy; se volete, più semplicemente, un binario dal quale possono deragliare lisergiche tastiere. La coda, concettualmente, sembra addirittura strizzare l’occhio a Ornette Coleman e alla sua “Forma del jazz che verrà”.
Non c’è bisogno, ad ogni modo, di tornare indietro di cinquant’anni per parlare della musica di Milo Scaglioni. Si passa anche attraverso episodi country-folk che Iron And Wine potrebbe suonare senza sentirsi un pesce fuor d’acqua (“Black Dog”) o per bozzetti acoustic-pop che Lisa Hannigan potrebbe tranquillamente aggiungere ad una sua futura tracklist (“Place your bet”).

Che Milo Scaglioni sia stato adottato dalla terra albionica è più che evidente e il discorso non si ferma all’influenza musicale e alle passioni personali, ma va oltre. Le peregrinazioni oltre Manica dell’artista lombardo, infatti, sono numerose e tutt’altro che occasionali. Nei suoi dieci anni lontano dall’Italia, ha coltivato diverse collaborazioni, tra le quali spicca quella con Jim Noir, un esponente della cosiddetta lo-fi music di matrice psichedelica. Se lo ascoltate, sembra uno di quelli nati e cresciuti in un'epoca sbagliata. Proprio come Milo Scaglioni.

 

 

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