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RECENSIONE
11/10/1997 di Random

Eccoli! Sono ritornati dopo più di un anno di attesa, dopo il loro mini album “Paradisi per illusi” che comprendeva solo 6 tracce, ora possiamo gustarceli nella loro migliore forma e... finalmente in un album completo! Questo nuovo album presenta, assieme all’ultimo disco dei Litfiba, l’espressione del rock del 2000, un insieme di melodie e di parole profonde che passano dai ritmi veloci e rock ‘n’ roll a pezzi più “ragionati” e tranquilli, dove il vero senso è da trovarsi nelle parole, nei testi... Il disco ha bisogno di qualche ascolto per essere compreso fino in fondo ma, dopo una manciata di volte, non me ne sono più staccato.

Canzoni di immediata comprensione sono comunque: “Ma come fanno”, “Ho imparato a sognare”, “Era magico”, “ “In un mare di noia”, “Lasciami dormire”.

La prima tra queste tracce, che è introdotta da un pezzo strumentale (“544 Esplanade”) dove gli unici strumenti sono le chitarre e la pioggia, presenta un ritratto da parte di Pau, vocalist della band, di una serata come tante in cui guardando fuori dalla finestra si rende conto di quanto tutto questo sia inutile e fatuo, e di come noi siamo fortunati nei confronti di chi “muore per cento lire”. La musica lenta cede spazio alle parole calme e armoniose. La seconda invece, “Ho imparato a sognare”, come dice il titolo si svolge sul filo della memoria, memoria in cui sempre Pau ricorda quel momento fuori dal tempo e fuori da ogni dimensione in cui “ha imparato a sognare”, quando ha iniziato a capire “che il sogno è un cannone, e se sogni ne ammazzi metà”. Nella terza invece il peso dei ricordi, seppur piacevole (“era magico, magico, magico...”), diventa opprimente e insopportabile (“ma ora vomito, vomito, vomito”). La traccia vuole insegnare che quel che conta non è il passato ma piuttosto il presente!

In un mare di noia” esprime la difficoltà di uscire da una giornata noiosa, dalla solitudine e dal senso di soffocamento che ne deriva. La noia è paragonata al mare, un mare in cui sei costretto a nuotare senz’aria né pinne. “Lasciami dormire” conclude l’album con una voce diversa, la voce di Drigo (il chitarrista) che porta l’ascoltatore ad una situazione di intorpidimento, la malinconia prevale e le parole lasciano spazio agli ultimi passaggi musicali che concludono l’album in “fade out” chiudendo quel “fade in” che era cominciato nella prima traccia (“Bong”) strumentale dove le note, se ascoltate al contrario, si rivelano identiche alla fine di “lasciami dormire”.

Per quanto riguarda invece le altre canzoni vi sono tracce veloci e rock ‘n’ roll come “...E intanto il tempo passa”, che apre l’album con la consapevolezza della fatuità del tempo; oppure come “Sex” in cui il ritmo si accosta alle parole e la musica accompagna la sfrenatezza dell’assenza di inibizioni. L’album presenta anche altre canzoni come “Per quello che dai” in cui si ricalca la frase “do ut des” ovvero “do se tu dai” e cioè che si riceve in cambio solo quello che si ha dato oppure “I miei limiti”, veloce esame di coscienza; “XXX”, altro frutto della paranoia e degli inutili pregiudizi della gente; “A modo mio”, ottima traccia puramente rock ‘n’ roll con una vena pop in cui l’allegria è il soggetto; “Io Pocahontas me la farei”, ironica canzone in cui Pau si prende gioco di un amico un po’ più piccolo e assillante ma tuttavia simpatico.

Questo è XXX, un’insieme di sensazioni, di gioie, di dolori, di ricordi, il tutto accompagnato da accordi lenti e da passaggi veloci, melodie dolci e scalate forti che contribuiscono ad accrescere la stima che ho in questo gruppo, nato da poco ma già ai vertici dello scarso (in termini di qualità) panorama musicale italiano. Nient’altro da dire, il disco vale la pena del prezzo, non ho mai apprezzato un disco quanto ho apprezzato questo, ma dopotutto era ovvio: il rock ‘n’ roll stava morendo e i Negrita lo hanno fatto risorgere... A MODO LORO!

Tracklist

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