19/10/2016

È palese, in "Places, Names, Numbers" di Giovanni Ferrario Alliance, l'attaccamento viscerale al dato esperenziale. Questo del cantautore coadiuvato dalla WWNBB Collective, infatti, è un lavoro che si è formato durante il percorso e, su stessa ammissione dell'artista, attraverso i suoni trovati di luogo in luogo, lasciando, spesso, che fossero le parole ad accodarsi durante la fase di gestazione. Quasi un diario di bordo insomma, che, se aperto, regala un caleidoscopio di colori.

"Bristol" viene direttamente dai primi anni '90, precisamente da quel movimento - probabilmente il più interessante del decennio - che partendo da Chicago e Louisville ridisegnò i connotati del rock trasfmormandolo in altro, senza che la maggior parte della critica musicale del momento se ne rendesse realmente conto. E di questo genere (che, come certi artisti dopo la morte, si è preso lo spazio che meritava solo con notevole discrepanza temporale) Giovanni Ferrario Alliance ne plasma un'apologia di poco più di quattro minuti, alludendo a nomi della prima ondata (come gli Slint) e a nomi della seconda (come i Mogwai).

In generale, "Places, Names, Numbers" è un album che, nei grandi spazi in cui è nato, allo stesso tempo si perde con continui riverberi chitarristici. Esemplari, in questo senso, le sei corde di "Goose 4", un delirio psichedelico e a suo modo new wave, che si liquefanno perdendo volume e contorni precisi.
"Where To Go" , coi suoi ritmi tribali, flirta con sonorità chillwave e, qualora alcune parti dell'anima non fossero state ancora sfiorate, l'improvvisa voglia di riscoprire le trame estive ordite da Washed Out potrebbe rivelarsi uno degli effetti collaterali di questo ascolto. "Brush", dal canto suo, si apre con una elettrica che ricorda i Radiohead di "Pablo Honey". Qualunque siano i rimandi musicali, le citazioni e le influenze, sopra questo "Places, Names, Numbers" è difficile che l'ascoltatore possa adagiarsi trovando melodie immediate e assimilabili in pochi ascolti, giacché l'autore non disdegna cambiare le carte che ha mostrato sul tavolo pochi secondi prima.

Il finale (l'accoppiata "Cecina"-"Costa") disvela il paesaggio sonoro più bello. Dopo l'incipit quasi lynchiano è un susseguirsi di mutamenti. Per chi ama costruirsi una tabella di marcia e poi distruggerla, Giovanni Ferrario Alliance potrà rivelarsi un ottimo compagno di viaggio.

 

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La recensione Giovanni Ferrario Alliance - Recensione - Places, Names, Numbers di Federico Piccioni è apparsa su Rockit.it il 25/08/2019

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