E42 Libera 2004 - Rock

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Noioso. Dispiace dirlo, ma è un disco noioso. Gli E42 vanno alla deriva di un progetto che si dissolve nella continua ricerca di un'ispirazione che non arriva. La delusione è forse anche legata alle aspettative, considerando che questa formazione è, negli intenti, una parziale risurrezione di quello che fu il momento migliore degli Elettrojoyce. Purtroppo l'ascolto di "Libera" non regala le stesse emozioni, risolvendosi in un saliscendi di sbadigli senza i sussulti del passato, perchè se è vero che Filippo Gatti era stracolmo di spocchiosi vuoti creativi, è altrettanto vero che la sua ispirazione lirica e il suo timbro vocale son stati capaci di delineare momenti di sublime bellezza (chi non ha mai ascoltato "Balena" lo faccia immediatamente). Gli E42 provano a ripartire proprio da quel mondo di fine anni '90, ricomponendone la tensione elettrica, le ambientazioni dark e le dilatazioni acustiche necessarie ad articolare le profonde aperture cantautorali. Il gioco non riesce e la formazione di Andrea Salvati viaggia su un tenue filo di mediocrità, restando in equilibrio solo grazie al gran mestiere e alla classe strumentale. Il disco però resta fermo. Congelato in liriche solo raramente ispirate e patinato di suoni vecchi ma non troppo. L'alto livello della produzione e i raffinati arrangiamenti rendono compatto e suggestivo l'incedere, ma il tessuto è troppo liscio per aggrapparsi con convinzione.

Dodici brani omogenei che si divincolano tra fragore rock, richiami all'Inghilterra cupa degli anni'80 e sguardi alla tradizione della musica leggera peninsulare. Con pianoforte, chitarre acustiche in bella vista e frequenti esplosioni strumentali. Pur nell'evidente legame con certi Joy Division, i riferimenti a Fossati sono pressocchè ovunque, ma alla lunga risultano eccessivi. Molto meglio nelle rare volte in cui gli E42 se ne allontanano, aprendosi a sonorità più cristalline, fin quasi a sfiorare un curioso ma lieve connubio tra Concato e Radiohead.

"Libera" è un disco che cresce ascolto dopo ascolto, ma nonostante la gran mole di dettagli e sfumature, non arriva mai a quella soglia necessaria a sbloccare gli ingranaggi emotivi. Peccato.

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La recensione Libera di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-12-02 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • utente47448 10 anni Rispondi

    purtroppo in streaming c'è solo il primo e lo trovo piacevole. Magari mettessero anche gli altri in streaming potremmo dire se davvero l'album è noioso come dice il recensore.