Glasperlenspiel Tangram 2004 - Trip-Hop, Sperimentale, New-Wave

precedente precedente

Nonostante sia una grande sostenitrice delle potenzialità degli aggettivi, ce ne sono alcuni che non sopporto. Per esempio mi irrita quando qualcuno dice “E’ STRANO!”. Che vuol dire? Tutto è strano e niente è strano! Qual è il termine di paragone? Altra parola che non amo molto è CARINO. Sta in mezzo carino. Non prende una posizione carino. A suo modo carino è ruffiano.

Questo cd (che rispetta l’ambiente, perché composto quasi interamente da musica riciclata, leggo nell’introduzione) non solo è STRANO e CARINO ma dà anche la possibilità, a persone intransigenti e tediose come me, di notare che non sono i termini a infastidire ma il modo in cui vengono utilizzati.

I Glasperlenspiel, nome che per quanto mi riguarda non solo è assolutamente impossibile da pronunciare ma anche difficilissimo da scrivere, raccattando materiale da posti canonici e luoghi improbabili, hanno impacchettato il cd che ascolto da un paio di giorni.

Miles Davis, Joni Mitchell, Elvis Costello, Jethro Tull, Badly Drawn Boy, Beatles, Bjork, Tori Amos, e, ovviamente, Herman Hesse, sono solo alcuni dei personaggi che hanno prestato la loro opera per questo gioco.

Devo ammettere che all’inizio più che stare attenta e capire se mi piacesse questo puzzle, ero concentrata nell’individuare davanti a quale frammento mi trovassi, come se “Tangram Collection” fosse una specie di Trivial Pursuit fatto solo di lauree rosa in musica. Ma questo disco non è un solo maxi quiz fortunatamente.

Qualche anno fa sarebbe stato impensabile un lavoro del genere, sarebbe stato etichettato facilmente come privo di creatività, come se il mescolare diverse bevande non bastasse per dare al realizzatore del cocktail la dignità di creatore.

E’ buffo perché io invece oggi non posso fare a meno di sottolineare che c’è più creatività in questo amalgama che in tante cose che si dicono originali.

Quando ho letto le righe che mi hanno inviato (mettiamolo fra parentesi, ma non è poco importante, almeno per me. La presentazione è divertente! Chiusa parentesi.) ho pensato subito che c’era la possibilità che fosse solo una esibizione intellettuale, un giochetto cattedratico e arrogante, quel genere di cose vacue e inespressive che servono solo all’ego di chi le mette in piedi. E invece anche in questo caso ho dovuto fare ammenda.

Nessuno riesce ad isolarsi da quello che ha intorno, uno scrittore che ama Nabokov, per quanti sforzi possa fare, non riuscirà mai ad ignorare che quel nome ha forgiato la sua passione; la sua ambizione rincorrerà sempre, arrancando, lo stile che ha imparato ad amare.

C’è chi ne è cosciente e chi no. Il genio (parolona eccessiva forse!) sta nell’esprimersi attraverso quello che ci viene offerto, si tratta di mischiare il tutto senza scordarsi dell’ingrediente fondamentale: se stessi.

I Glasperlenspiel ci riescono. Credo non ci sia altro da aggiungere.

---
La recensione Tangram di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-12-01 00:00:00

COMMENTI

Aggiungi un commento avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia