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RECENSIONE
04/12/2004 di Antonio Rettura

Sono frammenti di vite, raccontate con straordinaria lucidità e pacatezza, con quella stessa apparente tranquillità che accompagna la malinconia. Ma quest’ultima non ha niente a che vedere con la pace di chi si è ormai rassegnato ad una vita che è “così” e - tutto sommato - lo sarà per sempre. Qui, a saperlo ascoltare, c’è un urlo fortissimo, un’energia che attraversa e caratterizza ogni istante, perché “decifrare” queste piccole vite di cui siamo spettatori e attori è tutt’altro che un momento di tranquillità, tutt’altro che pace. C’è da cercare, capire, interpretare, fino a scoprire che la vita è fatta di momenti amari più di quanto ci aspettavamo, come di insperati e meravigliosi raggi di luce.

Giunti al loro secondo lavoro a due anni dall‘esordio, i pugliesi Pseudofonia - conterranei e “compagni d’etichetta” dei Folkabbestia nel cantiere discografico di Annibale Bartolozzi - in linea di massima mantengono fede al sound che li ha visti stilisticamente connessi con quello dei Mano Negra e Les Negresses Vertes: tra acustico ed elettronico, tra etnico e meticcio. Ciò che c’è di nuovo in questo Vite Da Decifrare è sicuramente l’approccio alla dimensione - se così si può definire - narrativa, sia sul piano delle liriche che su quello strettamente musicale. Per quanto riguarda il primo aspetto emerge sin da subito un taglio che si potrebbe collocare prossimo alla sfera del cantautorale. Quindi testi più ragionati, niente slogan urlati ma parole affilate che sono pur sempre arma di una visione “politica” o - meglio - impegnata della canzone.

Sul piano musicale si apprezza una certa maturità compositiva che si traduce in arrangiamenti molto raffinati e interventi strumentali che hanno anch’essi una propria e forte funzione narrativa.

Sono storie di “piccole vite” in bilico - come tutte - fra la gioia e la malinconia, la speranza e la rassegnazione, la lotta e l’attesa.

Pollice alzato, decisamente.

Tracklist

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