Magnifiqat Il più antico dei giorni 2004 -

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Labyrinth, Vision Divine, Drakkar... la lista delle collaborazioni nei curricula dei membri del progetto Magnifiqat lasciava pensare all'ennesimo disco di epic -power metal italico, genere molto in voga tra la fine dello scorso millennio e l'inizio dell'attuale, che ha presto esaurito la sua carica creativa appiattendosi tra banalità fantasy e sterili tecnicismi chitarristici.

Le prime note de "Il più antico dei giorni" suggeriscono che forse non è questo il caso, e al termine dell'ascolto i timori della vigilia sono in gran parte fugati, sebbene sostituiti da perplessità di altro tipo.

In effetti il quartetto non è semplicemente metal: se infatti da un lato la proposta di "Magnifiqat" ha come confine l'epic, dall'altro ci sono le suggestioni medievali di gruppi come Dead Can Dance.

La formazione lombarda sceglie la strada dell'evocatività: i testi (in italiano), pur riecheggiando certe tematiche 'para -belliche' di stampo cavalleresco, preferiscono la riflessione e il 'non detto' al più scontato registro a base di pugnaci cavalieri, dragoni e spade sguainate, virando verso un misticismo tipico di certa letteratura medievale.

L'apparato sonoro, rifuggendo ad ogni tentazione virtuosistica e autoreferenziale, si affida ad una strumentazione dove convivono elettricità (e a tratti elettronica) moderna e acustica classica, con archi e flauto.

Un'accoppiata ripetuta sotto l'apetto vocale, con un sommesso cantato maschile accompagnato in più di un episodio da una soprano.

E' quest'ultima situazione, innanzitutto, a non convincere: l'elemento lirico sembra spesso inserito quasi forzosamente, tanto per conferire più 'drammaticità'alle composizioni (e forse, per strizzare l'occhio a certo gothic molto di moda...), più che con una propria funzionalità.

Nel suo complesso, il lavoro appare un pò indeciso, si avverte un certo senso di 'incompiutezza', dando l'idea di un tentativo della formazione di andare oltre quanto fatto in passato, provando l'evoluzione verso qualcosa di più maturo.

Se insomma "Magnifiqat" prende efficacemente le distanze da certe 'pacchianerie epiche', è vero che le vette di Dead Can Dance & Co. sono ben al di là dall'essere raggiunte, anche se la strada è sicuramente quella giusta.

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La recensione Il più antico dei giorni di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-12-06 00:00:00

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