05/12/2016

Un duo elettronico che sprigiona l’energia di una folla: i Wora Wora Washington arrivano al terzo album immergendosi con naturalezza nella new wave più scura, caricando esplosioni nervose in ogni brano, sospinto da un drumming granitico e denso intarsiato da synth. “Mirror” è un disco che invade prepotentemente la sfera delle percezioni per farla propria, cambia la prospettiva, perché tutto sembra più intenso: come se la pelle diventasse più sottile, come se le barriere quotidiane si sciogliessero per lasciar abbracciare le emozioni con ciò che le suscitano.

Sin da “Intro: Rising Sun”, che è forse il pezzo più lieve e dove davvero pare di veder sorgere il sole, si precipita dolcemente in un luogo diverso, si moltiplica velocemente ogni capacità di sentire: gli sguardi hanno una maggiore profondità, le mani toccano con più consapevolezza, il corpo balla come è naturale che sia. L’attitudine dark di “We Sway” conduce subito nei corridoi bui di una alternative disco anni ottanta, così asciutta e diretta come le frasi che ti lasciano a calibrare i respiri mentre cerchi una risposta. “Fear is Over” assorbe lezioni kraut e riverberi, “Mirror” è il nero assoluto di una sezione ritmica post-punk che si sposa alla voce ombrosa, “Pillars” è semplicemente un sogno, è il lato morbido di un dispiacere, la parte vivida di un pensiero malinconico.

“Venus” chiude con evocativa epicità, quasi a marciare sugli spettri e la memoria e ogni cosa che ci siamo lasciati alle spalle, ed è davvero bellissima, come è bellissimo abbandonarsi a questo disco che è pieno di sentimenti da riscoprire, di paure da affrontare, di raffinata misura tra le parti più ossute e le deflagrazioni sonore, perché tutt’intorno diventi più sottile, tanto da stringerci in un unico battito.

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La recensione Wora Wora Washington - Recensione - Mirror di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 21/07/2019

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