Fuorilogo demo 2004 - Pop, Elettronica

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Come operai specializzati di una catena di montaggio, i Fuorilogo ci propongono un prodotto confezionato con cura, esente da imperfezioni tecniche, presumibilmente progettato per essere consumato da palati anastetizzati. A colpi di suoni plastificati e melodie ultraorecchiabili, la crew di musicisti avanza nel panorama musicale italiano facendosi notare in occasione di una serie di concorsi prestigiosi, tra i quali il Giffoni Music Concept 2004. Merito della voce cristallina di Massimiliano Pasciuto e degli ottimi arrangiamenti di Tommaso Bianchi, punti di forza di un lavoro poco convincente sul piano contenutistico, se si escludono i numerosi tentativi di riciclaggio di idee altrui. Mi riferisco, nello specifico, a certi spunti simil-Almamegretta, in sè potenzialmente interessanti, purtroppo svalorizzati da testi terribilmente noiosi il cui messaggio si colloca ai confini della banalità che devi proprio essere di bocca buona per trovarci del valore aggiunto rispetto alla già eccessiva mediocrità in circolazione. Quattro tracce, tra cui un remix, ad esprimere una miscela di pop elettronico e rock melodico tipicamente nostrano con inserti rap, insomma di tutto un po’ basta che sia quotato sul mercato discografico.

Non si capisce bene dove vogliono arrivare questi musicisti provenienti da esperienze e generi fra loro così differenti, quando affermano che il loro obiettivo è quello di “creare un sound moderno e che racchiuda tutta l’essenza che gli appartiene”. O forse sì. Si intuisce chiaramente che questa è roba fatta per vendere e temo che la macchina potrebbe tranquillamente muoversi sui binari del circuito commerciale senza incontrare attriti. Dico temo, perché talvolta accade che le grandi marche si impongano come tali non certo grazie alla qualità di ciò che esse riescono a far piacere al consumatore medio. Qui mancano idee forti capaci di risvegliare la curiosità dell’ascoltatore in possesso di una seppur minima cultura musicale di base. Fuorilogo non ama il rischio e così si autocondanna entità senza consistenza, sottofondo elettro-pop per centri commerciali straripanti di folle solitarie il sabato pomeriggio.

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La recensione demo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-12-06 00:00:00

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