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album If you're right, it's all right - Fil Bo RivaDisco della settimana

recensione Fil Bo Riva If you're right, it's all right

2016 - Cantautore, Rock

RECENSIONE
10/10/2016

Si potrebbe citare il sempre efficace Stanis LaRochelle per sottolineare la poca italianità. Si potrebbe partire da Roma-Dublino-Berlino (le città in cui ha vissuto Filippo Bonamici in arte Fil Bo Riva). Si potrebbero usare le parole Cosmopolita, Internazionale, Nomade, Apolide, da esportazione. Si potrebbe fare il gioco del se fosse: se fosse inglese, irlandese, americano, sarebbe una new sensation, tutti ne avrebbero sentito parlare, sarebbe un novello George Ezra, Paolo Nutini, Hozier: cantautore giovane e carino ma soprattutto dotato, dotato di voce potente, anima traditional e istinto pop.

Oppure si potrebbe ascoltare l'ep e parlare delle canzoni e basta. Che raccontano da sole il mondo - o almeno una parte, essendo solo cinque – di questo cantautore giovane e carino ma soprattutto dotato di voce potente, anima traditional e istinto pop. Il tono basso e rauco fa immediatamente pensare a un aspirante figlio putativo di Tom Waits, ma il tiro contemporaneo, anche furbetto, di pezzi come “Franzis”, rivela che lo spirito non è quello del giovane-vecchio che posa da uomo vissuto e sofferto che conosce la strada e beve whisky scadente allo sgabello di un bar di Memphis, ma piuttosto quello di qualcuno che ama e rispetta i classici - dichiarata la predilezione per gli anni '60 – ma vive nel presente, e le sue pene, che sono le sue e non quelle di un immaginario personaggio troppo dannato per essere credibile, le porge parlando una lingua folk-soul allo stesso modo memore del passato e consapevole del qui e ora, in una parola: universale.

Brani come il singolo “Like eye did” sono fatti per piacere tanto agli amanti delle ruvide e umide atmosfere bluesy evocate da Nick Cave quanto ai cercatori di esplosivi ritornelli (quel “bang bang”? Toglietevelo dalla testa, se ci riuscite) che non facciano vergognare di dire Mainstream. La già citata “Franzis” devia verso qualcosa che potrebbero essere degli Arctic Monkeys in vena disco, mentre “Meaningless”, “Killer Queen” e “The Falling” proseguono sulla strada delle dolenti note per cuori innamorati (e infranti), incalzanti quelle di piano di “The Falling”, struggenti quelle di “Meaningless” e “Killer Queen”, tutte (soprattutto quest'ultima) potenziali hit. Il termine sarà un po' desueto ma è esattamente quello che si meritano di diventare: canzoni di successo. Perché poi ogni tanto succede ancora, che chi se lo merita, al di là dei se fosse e se non fosse, da Dublino, da Berlino, da Roma, arriva al successo.
Si potrebbe augurarglielo. Si dovrebbe.

Tracklist

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