31/10/2016

Benvenuti all’album dell’epocale svolta degli Ex-Otago, quella pop, con i synth abbracciati stretti invece delle chitarre. O forse no. Anche perché poi, se parliamo di Ex-Otago, con cinque album sparsi in quattordici anni di attività, si dovrebbe parlare semmai di ennesima svolta, a contare evoluzioni e rivoluzioni.

La campagna promozionale per questo disco, con la scelta delle anteprime “Cinghiali incazzati” e “I giovani d’oggi”, sembrava aver messo le carte sul tavolo, a scanso di equivoci: synth in primo piano, via i chitarrini del precedente “In capo al mondo” per una decisa virata electro-pop. Artefice o colpevole di questa “rivoluzione” è Matteo Cantaluppi, già reo-confesso della svolta dream-pop dei Thegiornalisti, a cui è stata affidata la cabina di regia.
Una volta arrivati all’ascolto dell'album nella sua interezza, però, si riesce meglio a capire il lavoro svolto in fase di produzione, preservando e cercando di valorizzare la calligrafia della band genovese, anche negli equilibri presenti dall’inizio della loro carriera almeno fino a "Mezze stagioni": le chitarre (da tutto il mondo: ukulele, charango, ecc..) alla ritmica e le melodie alle tastiere e alla voce. A ognuno il suo mestiere.

E se un cambiamento c’è stato, questo è avvenuto su due dimensioni: sono state sostituite le pianole con i synthi (per dirla alla Savastano) dal suono più corposo, via il finto lo-fi da cameretta. Si è tagliato anche sugli arrangiamenti, pochi suoni essenziali da poter spingere. Due semplici mosse che possono permettere ad un progetto già dalla natura pop di avere anche una fruibilità maggiore (basti vedere l'incredibile esposizione avuta in radio), pur mantenendo intatta l’identità Ex-Otago. Se siete ancora scettici aspettate le prime cover voce e ukulele su YouTube. Del resto, la capacità di scrivere melodie e hook micidiali che ti si ficcano in testa c’è sempre stata.

Sul fronte dei testi, pur ritrovando la penna appuntita dal tocco lieve ed alcuni topoi già percorsi in passato come la gioventù, una certa critica sociale, il rapporto con l’altro, ci si ritrova all’interno di un romanzo di formazione in cui la coscienza di sé è stata ottenuta col moto verso il mondo esterno e con il confronto con quest’ultimo. Le parole fissano quindi lo status quo della condizione di chi scrive, con un forte uso del presente indicativo a sottolineare, anche nell’introspezione, il raggiungimento di un punto fermo, da cui magari poi ripartire, come per esempio nel rapporto con sé (“La mia pelle”) o verso gli affetti (“Quando sono con te”). 

La rivoluzione (degli Ex-Otago) per ora può attendere, ma intanto bentornati.

Commenti (2)

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  • Arienette Bright 04/11/2016 ore 15:39 @chiara.collinelli

    Ciao Rock-it. Dove trovo gli altri vostri album della settimana?

  • Redazione 14/12/2016 ore 08:49 @rockit

    Arienette Bright nel menu in alto, alla voce "Recensioni"

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