11/01/2017

Abrasivi, sporchi e ipnotici, i Philip and the Marmalade si immergono interamente nei vortici dei Brian Jonestown Massacre. “Julie” è la prima vittima di questa ricca spirale lisergica lanciata da un lo-fi dettato dalle pesanti scariche elettriche di chitarra.

Prosegue il percorso scandito su un’incessante marcia ritmica di zombie nel deserto con “California Slime” e "Pleasure", dove nella prima, il vezzo di accordi in maggiore che accompagnano una voce così a fuoco rispetto agli arrangiamenti, riportano alla scuola dei Velvet Underground, mentre nella seconda riecheggiano i riff più vibranti dello psychobilly firmato dai Cramps.

Nella sua confusione organizzata, “Miadana” rielaborata dalle implacabili sovrastrutture sonore, conduce la band ad una dimensione perfetta per i live. Lo stesso tiro che coinvolge “Bat Boner”, figlia del capolavoro hard-rock gilmouriano di “The Nile Song” al tramonto dei ’60, conservando una buona credibilità di psichedelia anche in brani meno articolati.

“Summertime Massacre” è il sunto di tutto, capace di riportarci in mondi meno lontani, dove gli affanni di una voce un po’ logora, non ne scalfiscono la carica evocativa della stessa, a favore del brano più assimilabile dai profani del genere. "Expensive Magazine" è difatti un lavoro di ottima prova compositiva sia nell’esecuzione che nella produzione, con la mira precisa di far breccia tra gli amanti di questo sound, così avvolgente negli effetti sperimentali e al contempo così in armonia col passato.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati