24/10/2016

L’espressione inglese “guilty pleasure” indica quel sentimento che si prova quando si va pazzi per qualcosa (un film, un disco, un tipo di vestiario) che non è generalmente considerato di qualità. La fallacia di questo ragionamento sta nel fatto che la definizione di “qualità” è ovviamente molto labile, ancor di più se si parla di musica. Ogni anno assistiamo alla rivalutazione di un artista che fino ad un decennio prima era considerato deprecabile, e con buona pace di chi alza gli occhi al cielo, è proprio questo uno dei meccanismi grazie ai quali avanza il gusto comune e il racconto di un’epoca.

Una delle tante frasi che nel nuovo album dei Thegiornalisti si sente pronunciare con più liberazione è “sbagliare a vivere mi piace un sacco”: un verso che è la chiave per comprendere sia il tipo di storie che si cantano in questo album, sia per capire come le si cantano. Perché è chiaro che il concetto di “guilty pleasure” è quanto di più lontano ci sia dalla sensibilità di Tommaso Paradiso, un autore che non si tappa il naso di fronte alla musica (di qualsiasi estrazione essa sia) e che per questo riesce a goderne libero da pregiudizi, anzi con un certo candore e soddisfazione.

Infatti, se “Fuoricampo” aveva la forma di un altare votivo a Lucio Dalla e agli Stadio, “Completamente Sold Out” è un’ara pacis eretto per un pantheon molto più vario: a presiederlo ci sono Vasco Rossi (“Completamente” ha molto di “Sally”) e Venditti (il vero nume protettore di Paradiso), ma subito dopo vengono gli Oasis assieme al Raf di “Battito animale”, e poi Jovanotti (è la bellissima “Quando sarai lontana” a riecheggiare in “Sold Out”?), Bruce Springsteen (provate a far partire “Dancing in the dark” e poi subito dopo “Gli Alberi”), Ambra Angiolini, Gabriele Muccino, persino il Grignani della “Fabbrica di Plastica”. Un esercito di ballate concepite senza peccato originale, che proprio per questo faranno arrabbiare gli ascoltatori che prendono la musica (e sé stessi) molto seriamente, e sciogliere di gioia tutti gli altri.

Anche perché è proprio la felicità che fa da collante a queste undici canzoni. Quel tipo particolare di gioia che nasce nel momento in cui decidi di liberarti di tutti i freni inibitori, di buttarti senza preoccuparti delle conseguenze, quando giri per la città “senza una meta, senza una strada, con gli occhi lucidi e la sigaretta” e finalmente ti accorgi di star vivendo il momento perfetto, un attimo talmente prezioso che già ti manca. Secondo Paradiso quello è il limite della felicità, proprio quando si inizia ad incastrare con la malinconia. E pazienza se il giorno dopo ci si pente, forse inutilmente: “C’è gente che vive e gente che fa finta.

Non tutto fila liscio in questi 40 minuti di musica: si può aver ragione di arricciare il naso di fronte agli spoken word sgangherati, alle note vocali di whatsapp inserite nei pezzi, nelle pieghe euro-dance di certe melodie. Però si riesce a passarci sopra perché c’è qualcosa di sfacciato in questi inni, c’è il riassunto di vent'anni di musica leggera italiana e c’è anche il pop che vogliamo sentire allagare le radio.

È un lavoro che probabilmente dividerà gli ascoltatori in tifoserie accese, ma dopotutto così succede con i grandi dischi. Noi intanto aspettiamo qui, pronti a cantare con l’accendino che brucia il pollice.

Tracklist

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Commenti (1)

  • MaxGit 29/10/2016 ore 17:36 @MaxGit

    daccordo su tutta la linea, un pop facile ma geniale, stra-bello. Le frasi semplici ma definitive come "sbagliare a vivere mi piace un sacco", sono inni che non aspettano che di essere cantati ... a me questo disco infatti, mi piace un sacco, e pure la recensione LOL

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