16/02/2017

Come tirare fuori dal frigo la new wave più evocativa per farne lievito madre nello sviluppo di romanzate narrazioni musicali, epiche e ruffiane quanto basta, votate alla suggestione più scenografica. Quello di Calm’n’Chaos – all’anagrafe Christian Cutuli – non è certo un modus operandi che procede per sottrazione laddove quasi tutto il patrimonio genetico di certa cupezza sonora “alternativa” viene ripreso e rivomitato da “Unextraterrestrial” in tutte le sue possibili trasfigurazioni di genere: elettronica, neofolk, rock, ebm, dark, synthpop si ritrovano tutte coinvolte all’interno di un processo di accumulazione emotiva che fa di una barocca sensibilità cinematografica il suo registro portante.

Palesemente affascinato dalle implicazioni più evocative del romanticismo gotico il polistrumentista romano – supportato al missaggio e alle chitarre elettriche da quella vecchia volpe di Tim Palmer – non lesina energie su archi sintetici, pianoforti e teatralità vocale per infondere agli otto brani del lotto quell’aura di malinconia e solitudine ancestrale che già in passato nomi ben più blasonati hanno cantato prima di lui. Eccovi allora servite sopra un piatto di ardesia le decadenti atmosfere mitteleuropee à la Jerome Reuter di “First day of my life”, le notturne visioni depechemodiane di “My only fault”, il neoclassicismo darkeggiante di “My life is changing”, orchestrato magnificamente insieme a Simone Salvatori degli Spiritual Front, le magnetiche movenze bowiane di “This light” e, non ultime, le sfumature velatamente operistiche di scuola Antony and the Johnsons in brani come “Metropolis” e “Millions of guns in my pocket”.

Buona la prima, dunque, per questo astuto fabbricatore di atmosfere che, per quanto avulso da qualsivoglia velleità sperimentale, riesce comunque a non farsi fagocitare del tutto dall’insidioso gorgo del citazionismo.

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