26/12/2016

L’armonia di un corpo che a passi decisi fende la densa nebbia calata su Berlino; è di un grigio pallido che a tratti prende il colore dell’illuminazione artificiale di fari, insegne, e di un crepuscolo ormai sul procinto di terminare. Questa è la fotografia che mi si imprime nell’esatto momento dell'ascolto di "Sentimentale Jugend", un doppio disco denso di emotività, che si appoggia sul petto dell’ascoltatore.
Sono passati 8 anni da dalla pubblicazione di "Just in case will never meet again", e ci si domanda cosa sia successo in questo lasso di tempo ai Klimt 1918. La risposta è riassumibile in quella che possiamo chiamare caudicità e imprevidibilità della vita, il processo naturale ed evolutivo degli eventi personali che si intrecciano in percorsi diversi, per confluire verso ciò che è riconducibile al concetto di processo creativo. L’approccio dei Klimt in questo frangente non si discosta da ciò che ci avevano detto oltre un decennio fa nell'ep “Secession makes post-modern music”. Lo spirito del movimento secessionista viennese si confà perfettamente alla band romana, che si libera dagli schemi e dai tempi imposti dalle aspettative della scena musicale. Il ritmo, in primis, è sempre dettato dalla musica. L’essere coerenti con se stessi che si antepone a tutto il resto, l’inamovibilità morale, risultano inversamente proporzionali e in perfetto equilibrio all’evoluzione sonora della band. Le influenze shoegaze, prendono il pieno sopravvento, spazzando via ogni reminiscenza doom e avantgarde, lasciando però uno spiraglio al post-rock già presente in "Dopoguerra". Non sono una band nuova, e nemmeno diversa, perché nel suo insieme "Sentimentale Jugend" è inconfondibilmente caratterizzato dalla composizione e dalla voce che ha reso i Klimt una band dai forti connotati personali e perciò riconoscibile, ma al contempo risultano essersi evoluti in modo naturale in una forma diversa. Non sono una band di genere, bensì una band che si lascia permeare dalle influenze personali ed esterne, creando così un flusso di sperimentazione ed evoluzione, iniziato in "Undressed Momento" e che continua tutt’oggi.

"Sentimentale Jugend" prende in prestito il moniker dalla collaborazione tra Alexander Hacke (Einstürzende Neubauten) e la scrittrice Christiane F; non vi è una vera influenza musicale in questo frangente, bensì è il nome stesso che viene ritenuto molto suggestivo e perciò adatto a descrivere il nuovo percorso musicale intrapreso. "Sentimentale", la prima parte, si apre con una traccia imponente, "Montecristo". Nei suoi 8 minuti va ampiamente a illustrare qual è la struttura del disco: il carico emotivo è quasi palpabile, gli ampi suoni creano un’atmosfera eterea e onirica, mentre la voce di Marco Soellner ci accompagna con distanti e lievi riverberi. Già dal primo ascolto la mente verte verso l'immagine della fredda Berlino descritta da Christiane Felscherinow, scenario reale e dicotomico, ad oggi distante e surreale, dal quale la band è rimasta affascinata.
Una malinconia nostalgica permena in ogni singola traccia, che a loro volta diventano episodi a sé, caratterizzati da connotati definiti e chiari. La scelta di creare un doppio album non ha alla base un ricerca di concept, ma è stata dettata dalla necessità di non accantonare tutto il materiale scritto negli ultimi anni ed è stato suddiviso in modo da risultare equilibrato all’ascolto, un lavoro pienamente omogeneo anche con una impercettibile differenza tra i due capitoli, più sognante "Sentimentale" e più lapideo "Jugend". Si passa da episodi introspettivi e se vogliamo intimi, come "La Notte", "Unemployed & Dreamrunner" o "Ciutad Lineal", fino ad arrivare a brani come "Belvedere" e "Sant'Angelo" che presentano ritmi più sostenuti, con ampie aperture wave che lambiscono le rive del post-rock, brani capaci di travolgerti come il classico fiume in piena.
Un lavoro che riesce a sorprendere grazie anche alla rivisitazione in chiave personale della celebre "Take my breath away" dei Berlin (e Giorgio Moroder) oppure grazie agli inaspettati fiati che appaiono in "The Hunger Strike" e "Resig-Nation".

"Sentimentale Jugend" è un disco ispirato da Berlino ma che parla in prima persona, capace di spaziare attaverso molteplici realtà, toccando l'eterno conflitto di Gaza per posarsi infine su Roma, raccontata dalla voce di Pier Paolo Pasolini in "Stupenda e Miserabile Città", le cui parole sono tratte da "Il pianto della scavatrice". Un disco che riesce suonare e parlare bidirezionalmente come una testimonianza di vita personale e percezione dell'odierno, ma che scava nell'immaginario di suoni e raffigurazioni in un'epoca distante di cui si subisce il fascino; un lavoro impeccabile e magnificamente prolisso, unica testimonianza nel genere nel panorama italiano e massima espressione musicale di una band che pretendendo il massimo raggiunge la propria dimensione ideale con la massima espressione di sé.

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La recensione Klimt 1918 - Recensione - Sentimentale Jugend di Filippo Gualandi è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

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